Abdelwahed amaro, è positivo al doping

INA FASSBENDER / AFP

AGI - La piaga del doping ritorna a bussare alla porta dell'atletica leggera italiana. Ahmed Abdelwahed, vicecampione europeo dei 3000 siepi ai recenti Europei di Monaco di Baviera, autore di una bellissima gara, è risultato positivo al meldonio, un modulatore metabolico utilizzato spesso nei Paesi dell'Est Europa che venne assunto anche della campionessa del tennis russo, Maria Sharapova.

Se la positività verrà confermata dalle controanalisi, il 26enne siepista nato a Roma da genitori egiziani, rischia una squalifica dai 2 ai 4 anni e dovrà restituire la medaglia d'argento che, in questo caso, andrebbe al connazionale Osama Zoghlami.

Il meldonio, farmaco che serve per curare le coronopatie, è inserito nella lista delle sostanze vietate dell'agenzia mondiale antidoping dal 2016. A dare comunicazione, ancor prima della federazione, è stato Ahmed, terzo italiano di sempre con il tempo 8'10”29.

 

 

Su Instagram, il siepista portacolori delle Fiamme Gialle ha scritto: “sono stato sospeso in via cautelare per la presenza di una sostanza di cui non avevo mai sentito parlare. Ho scoperto per la prima volta l'esistenza del Meldonium quando mi è stato riferito che lo hanno trovato nelle mie analisi. Non ho mai assunto volontariamente questa sostanza quindi sto cercando di capire come mai fosse nelle mie urine”.

Ahmed Abdelwahed ha poi aggiunto, “aspetto i dati del campione per vedere se può essere una contaminazione” e commentato, “per quanto valga ho sempre corso per divertirmi, conoscere e condividere con le persone che ho incontrato bei momenti…non ho mai avuto la fobia di essere il più forte o vincere, sarà stato un limite ma mi ha permesso di vivermi questo sport al meglio!”.

Infine, il siepista azzurro ha comunicato che terrà aggiornati i suoi tifosi circa la positività: “dal momento che ho deciso di condividere con voi ciò che mi è accaduto vi terrò aggiornati sul conseguimento delle indagini per dimostrare la mia innocenza”. Era dai tempi di Alex Schwazer, estate 2016, che il doping non interessava un atleta azzurro medagliato in una competizione internazionale.