Abitudini consumatori cambiano e dettano nuove regole trasformazione digitale

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Roma, 9 mag. (Labitalia) – In occasione della giornata europea delle pmi, il prossimo giovedì 12 maggio, Vista ha condiviso una serie di dati che rivelano l’importanza del processo di trasformazione digitale che molte piccole e medie imprese autonome del nostro Paese devono ancora affrontare. Secondo quanto rivelato recentemente da un’indagine Istat, l’80% delle imprese italiane con almeno 10 addetti si colloca ancora a un livello ‘basso’ o ‘molto basso’ di digitalizzazione, risultando in un numero ridotto di pmi che hanno avviato vendite online nonostante la pandemia

A questo si aggiungono i risultati del sondaggio condotto da Vista che analizzando le abitudini dei consumatori italiani rivela che quasi il 90% infatti ha dichiarato di aver acquistato online molto più di prima, a causa della pandemia.

Sebbene fare acquisti nei piccoli negozi di quartiere sia ancora un’esperienza gradevole per molti (85%), una percentuale significativa di intervistati (35%) riconosce che doversi recare nei negozi fisici rappresenta spesso un inconveniente, così come la mancanza di disponibilità degli articoli cercati (27,5%), la preoccupazione di ritrovarsi vicino a persone affette da Covid-19 (23,5%), le code per pagare gli articoli (23%) o gli orari di attività che non sempre sono adeguati alle esigenze dei consumatori (16,5%).

In quanto alle principali cause di frustrazione riscontrate durante lo shopping online, i consumatori evidenziano: l’impossibilità di toccare i prodotti prima di acquistarli (50%); l’impossibilità di parlare con qualcuno che possa fornire consigli (21%); l’impossibilità di acquistare i prodotti delle piccole imprese che non hanno una presenza online.

Tra l’altro, è stata proprio la pandemia ad aver rispolverato una tendenza che era stata a lungo dimenticata: quella di sostenere le piccole imprese indipendenti che offrono prodotti unici e che tengono in piedi l’economia dei quartieri.

Per quanto riguarda lo shopping online, gli italiani danno maggiore importanza ai seguenti fattori: la possibilità di fare acquisti comodamente da casa (34%); la possibilità di procurarsi prodotti di diverso tipo senza doversi recare in più luoghi (22%); la possibilità di confrontare i prezzi dei prodotti e di scegliere ciò che si adatta meglio alle proprie tasche e necessità (18,5%); la possibilità di gestire una lista dei desideri o un carrello della spesa virtuale per un lungo periodo fino a quando non si è pronti ad acquistare (5,5%).

Per questo motivo, per il 93% delle persone intervistate è diventato quasi indispensabile poter trovare i freelancer e le piccole imprese su Internet. Tuttavia, essere presenti sul web non basta: occorre intendersi di marketing, seo, social media, brand design e pubblicità.

“L’alfabetizzazione digitale è necessaria, certo, ma richiede tempo e impegno di cui molti proprietari di piccole imprese non dispongono. È impossibile pensare che una sola persona possa essere esperta in contabilità, gestione, marketing, branding, diritto, logistica e tutta una serie infinita di nozioni necessarie per dirigere con efficacia una nuova impresa. Per fortuna le pmi non sono sole: Vista si propone come partner strategico per gli imprenditori e le piccole imprese che hanno bisogno di assistenza con la realizzazione dei prodotti per il marketing, sia fisici che digitali, con la riprogettazione del logo o con la creazione di un sito web da zero, e che desiderano gestire tutto ciò con semplicità e autonomia”, dichiara Richard Moody, direttore generale di Vista per l’Europa centrale, settentrionale e meridionale.

Molte imprese si sono già messe all’opera. Vista ha elaborato una classifica dei primi 5 settori in cui le piccole imprese e gli imprenditori hanno ordinato con più frequenza dei prodotti per il marketing o hanno contrattato dei servizi web o delle consulenze digitali attraverso la sua piattaforma in Italia dalla metà del 2020 a oggi: servizi sanitari e sociali (17%): sport e fitness (11,9%); edilizia e ristrutturazioni (11%); arte e intrattenimento (7,3%); agricoltura e allevamento (7%). “Prendersi cura di sé, in tutte le forme, è stata una priorità per molti consumatori durante e dopo la pandemia. Non stupisce, quindi, osservare la presenza in cima alla classifica di imprese legate alla salute fisica e mentale, alla cura del corpo, della casa e degli spazi in cui viviamo o al cibo che consumiamo”, conclude Moody.

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