"Abolizione canone distruggerebbe la Rai"

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La proposta di legge sull'abolizione del canone Rai targata M5S "potrebbe distruggere quel poco di buono rimasto del servizio pubblico ed è stata fatta in segreto". Lo dice all'Adnkronos il senatore del M5S Alberto Airola, che ha rassegnato le sue dimissioni da membro della Commissione di Vigilanza. "Una proposta del genere - osserva il parlamentare piemontese - si fa dopo una riforma della governance, dopo una riforma della Rai che miri a sostenerla in parte con la pubblicità e in parte no, altrimenti è un fulmine a ciel sereno per il servizio pubblico, la cui indipendenza economica è fondamentale". "In questo momento, mentre abbiamo un nuovo amministratore delegato che ha proposto finalmente una riforma che potrebbe portare la Rai verso la famosa media company, arriva questa mazzata, che di fatto affosserebbe il progetto, rendendo la Rai una tv commerciale e costringendola a fare programmi per fare audience", rimarca ancora Airola puntando il dito contro una sua collega di partito. "Questa proposta arriva da Maria Laura Paxia, la quale non ne ha parlato con noi. L'ha elaborata con Luigi Di Maio". Lo scopo della legge? "Sicuramente - risponde il senatore M5S - il canone è una delle tasse più invise, quindi l'abolizione porta consenso. Ma così la Rai non si riforma. Un'operazione del genere spalancherebbe le porte a una privatizzazione". Le dimissioni sono state annunciate dallo stesso Airola all'Adnkronos, precisando che si tratta di "dimissioni ancora sospese perché diversi miei colleghi mi chiedono di rimanere". La decisione, spiega il grillino, è dovuta a due motivi: "Il primo è che la Vigilanza non serve a nulla, altrimenti non avremmo più Fazio in tv, visto che in passato abbiamo fatto un atto di indirizzo per chiedere alla Rai di non comprare da agenti esterni. Ma queste indicazioni vengono interpretate e gestite come vogliono loro. La seconda ragione è che, adesso che governiamo, pensavo di poter incidere maggiormente. Sicuramente con una legge sulla governance, che era da fare immediatamente, avrei potuto dare il mio contributo per proteggere l'ad dall'attacco dei partiti. Purtroppo non sono stato mai interpellato su nulla, evidentemente non servo".

La proposta di legge sull'abolizione del canone Rai targata M5S "potrebbe distruggere quel poco di buono rimasto del servizio pubblico ed è stata fatta in segreto". Lo dice all'Adnkronos il senatore del M5S Alberto Airola, che ha rassegnato le sue dimissioni da membro della Commissione di Vigilanza. "Una proposta del genere - osserva il parlamentare piemontese - si fa dopo una riforma della governance, dopo una riforma della Rai che miri a sostenerla in parte con la pubblicità e in parte no, altrimenti è un fulmine a ciel sereno per il servizio pubblico, la cui indipendenza economica è fondamentale". 

"In questo momento, mentre abbiamo un nuovo amministratore delegato che ha proposto finalmente una riforma che potrebbe portare la Rai verso la famosa media company, arriva questa mazzata, che di fatto affosserebbe il progetto, rendendo la Rai una tv commerciale e costringendola a fare programmi per fare audience", rimarca ancora Airola puntando il dito contro una sua collega di partito. 

"Questa proposta arriva da Maria Laura Paxia, la quale non ne ha parlato con noi. L'ha elaborata con Luigi Di Maio". Lo scopo della legge? "Sicuramente - risponde il senatore M5S - il canone è una delle tasse più invise, quindi l'abolizione porta consenso. Ma così la Rai non si riforma. Un'operazione del genere spalancherebbe le porte a una privatizzazione". 

Le dimissioni sono state annunciate dallo stesso Airola all'Adnkronos, precisando che si tratta di "dimissioni ancora sospese perché diversi miei colleghi mi chiedono di rimanere". La decisione, spiega il grillino, è dovuta a due motivi: "Il primo è che la Vigilanza non serve a nulla, altrimenti non avremmo più Fazio in tv, visto che in passato abbiamo fatto un atto di indirizzo per chiedere alla Rai di non comprare da agenti esterni. Ma queste indicazioni vengono interpretate e gestite come vogliono loro. La seconda ragione è che, adesso che governiamo, pensavo di poter incidere maggiormente. Sicuramente con una legge sulla governance, che era da fare immediatamente, avrei potuto dare il mio contributo per proteggere l'ad dall'attacco dei partiti. Purtroppo non sono stato mai interpellato su nulla, evidentemente non servo".