Aborto e comunione, mossa dei vescovi Usa contro Joe Biden

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Image from askanews web site
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Città del Vaticano, 18 giu. (askanews) - I vescovi della conferenza episcopale degli Stati Uniti hanno approvato con un'ampia maggioranza il progetto di scrivere una dichiarazione inizialmente concepita per bersagliare il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, cattolico liberal, accusato di non essere ostile alla legislazione vigente sull'aborto.

La conferenza episcopale, che trasmette in diretta streaming i propri dibattiti, ha votato con 168 sì, 55 no e 6 astenuti a favore dell'opportunità di "stendere la bozza di una dichiarazione formale sul significato dell'eucaristia nella vita della Chiesa".

Il documento dovrà essere approvato, prevedibilmente all'assemblea di novembre, con una maggioranza di almento i due terzi, un quorum superato con il voto odierno.

L'assemblea che, iniziata giovedì, si svolge in forma virtuale e si concluderà sabato, ha discusso animatamente in questi giorni del tema che, esplicitamente o implicitamente, ha per bersaglio il secondo presidente cattolico del paese dopo John Fitzgerald Kennedy.

Segno di una tendenza di un'ampio settore della Chiesa cattolica statunitense, sin dai tempi di Giovanni Paolo II, a focalizzare sui "life issues" (bioetica), a concepire la propria pastorale in "guerra" con la cultura secolarizzata ("culture war") e ad allinearsi al partito repubblicano, nel corso della presidenza di Donald Trump la conferenza episcopale non ha mai preso iniziative altrettanto critiche nei confronti dell'inquilino della Casa Bianca, pur distante, sotto molti aspetti, dal magistero.

Il documento sulla "coerenza eucaristica", presentato dal vescovo Kevin C. Rhoades di Fort Wayne-South Bend, è stato infatti preceduto da una prima discussione, mercoledì, nata da una mozione d'ordine dell'arcivescovo Mitchell Rozanski di Saint Louis, circa l'opportunità di far precedere il voto da una discussione senza limiti temporali. Il dibattito, interrotto dopo circa 40 minuti dal presidente della conferenza episcopale, l'arcivescovo José Gomez di Los Angeles, ha visto contrapposti coloro che ritenevano questa proposta una forma di ostruzionismo e coloro che invece ritenevano il dibattito in linea con quanto richiesto circa un mese fa dalla Santa Sede.

A maggio, mons. Gomez aveva scritto alla congregazione vaticana per la Dottrina della fede per informare Roma circa l'intenzione di scrivere un documento critico sul tema della comunione ai politici cattolici "pro choice" (ossia a favore della libertà di scelta, sintagma utilizzato in contrapposizione a "pro life", a favore della vita). Il cardinale prefetto, Luis Ladaria, aveva risposto esortando l'episcopato statunitense a non correre e a "dialogare tra vescovi al fine di preservare l'unità della conferenza episcopale di fronte ai disaccordi su temi controversi".

Il dibattitto è ripreso nel pomeriggio di ieri (sera inoltrata in Italia), prima del voto, e si è prolungato ben oltre la tabella di marcia. I sostenitori del documento, in particolare, hanno ribadito la necessità di un pronunciamento affermando però che non si tratta di una "politica nazionale" né prende di mira "singole personalità". Tesi smentita da quanti hanno ricordato che l'iniziativa attuale è nata da un comitato episcopale che, dopo l'elezione di Biden, era nato con l'intenzione di prendere una posizione sulla sua conformità all'insegnamento cattolico e sulla conseguenza ammissibilità alla comunione, comitato che è stato poi smantellato. Tra i sostenitori del documento, poi, l'arcivescovo Joseph Naumann di Kansas City ha sostenuto che "non sono i vescovi che ci hanno portato a questo punto" ma è "il presidente (che) parla (di aborto) come un diritto".

Il cardinale Blaise Cupich di Chicago, tra i prelati più vicini a papa Francesco, ha denunciato la "ambiguità" della vicenda, sottolineando che la fretta di arrivare velocemente ad un voto svelava appunto l'obiettivo di sanzionare il presidente Biden, così come la speaker Nancy Pelosi, e che si tratta di una "trappola" in cui non cadere, prendendo invece tempo per approfondire la questione. Il vescovo Robert McElroy di San Diego è tornato a mettere in guardia dal rischio di strumentalizzare l'eucaristia e usarla come un'arma: "Una volta che legittimiamo una politica pubblica basata sulle decisioni relative all'eucaristia, inviteremo tutte le animosità politiche nel cuore della nostra celebrazione liturgica". Il cardinale Wilton Gregory, arcivescovo di Washington e dunque pastore di Biden, ha fatto appello per un rinvio del voto e ad un approfondimento del confronto al fine di arrivare ad una posizione unitaria, tanto più necessaria nell'attuale frangente successivo alla pandemia. Anche il cardinale Joseph Tobin di Newark ha sottolineato che negare la comunione a un politico trascinerebbe i vescovi in una "battaglia politica tossica".

L'assemblea era stata aperta dal nunzio apostolico a Washington, l'arcivescovo Christophe Pierre, che ha fatto appello, nel suo lungo discorso, all'unità (parola usata 22 volte) dell'episcopato Usa e al dialogo (29 volte). Il vescovo Thomas Daly di Spokane, intervento ieri, si è domandato se "il dialogo non sia una scusa per rinviare". Il voto finale ha confermato che l'ampia maggioranza dei vescovi statunitensi non vuole perdere tempo a mettere sotto accusa Joe Biden

(di Iacopo Scaramuzzi).

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