Accademia Lincei: ecco quello che sappiamo sui farmaci anticovid

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 5 gen. (askanews) - Dall'eparina al remdesivir, dai farmaci che impediscono l'ingresso di sars-cov-2 nelle cellule bersaglio agli anticoagulanti e antitrobotici fino ai corticosteroidi: sono gli esperti della Commissione Covid-19 dell'Accademia Nazionale dei Lincei a fare il punto in un documento sui farmaci che attualmente abbiamo per combattere il coronavirus, passando in rassegna le evidenze scientifiche note sulla loro efficacia e sicurezza. Sono attualmente in fase di valutazione, quanto a efficacia e sicurezza, diverse strategie farmacologiche che potrebbero in linea di principio prevenire l'ingresso di SARSCoV-2 nelle cellule bersaglio. Nelle fasi iniziali della pandemia, il Remdesivir era stato ritenuto un farmaco promettente per la terapia di COVID-19 in quanto in grado di inibire SARS-CoV-2 in vitro. Tuttavia, si legge, i risultati preliminari del trial Solidarity, sponsorizzato dall'Oms, hanno recentemente messo in discussione l'efficacia clinica del trattamento con remdesivir, dimostrando che questo farmaco non riduce la mortalità intraospedaliera di pazienti con COVID-19. Infine, sono stati da poco pubblicati i risultati dello studio ACTT-2, seconda fase dello studio randomizzato ACTT-1, che mostrano la superiorità del trattamento a base di remdesivir in combinazione con baricitinib (farmaco inibitore della Janus chinasi con effetti antinfiammatori), rispetto al solo remdesivir nel ridurre il tempo di recupero, accelerando il miglioramento dello stato clinico tra i pazienti con COVID-19.

In precedenza, riferisce ancora il documento dei Lincei, la FDA aveva anche rilasciato un'EUA che consentiva l'impiego temporaneo di idrossiclorochina (HCQ) e clorochina (CQ) durante la pandemia COVID-19 per il trattamento di pazienti ospedalizzati, quando questi non potessero partecipare a studi clinici o in assenza di tali studi. Questa decisione era basata in gran parte su considerazioni relative al meccanismo d'azione dei farmaci e su pressioni politiche. Studi successivi ne hanno confermato l'inefficacia e la tossicità cardiaca. Attualmente, le Linee Guida dei National Institutes of Health (NIH), USA, raccomandano di non utilizzare i farmaci per il trattamento di COVID-19, tranne che nell'ambito di studi clinici.

All'inizio della pandemia da SARS-CoV-2 si è sostenuto anche che i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l'ibuprofene, potessero aggravare l'infezione mascherandone i sintomi. Tuttavia, a seguito di un attento esame delle prove sia l'OMS che l'EMA hanno ritirato questi avvisi. Pertanto, i pazienti che soffrono di dolore cronico dovrebbero continuare ad assumere i FANS piuttosto che ricorrere agli oppiacei.

Infine, una importante componente fisiopatologica di COVID-19 è l'alterazione della cascata della coagulazione e del sistema fibrinolitico. Ad oggi, la ricerca sta affrontando diversi aspetti ancora aperti allo scopo di stabilire l'approccio terapeutico anticoagulante ottimale per i pazienti con COVID-19, incluso il momento più opportuno per iniziare il trattamento, il dosaggio e il programma di somministrazione dei farmaci. Ma L'eparina possiede proprietà antinfiammatorie che potrebbero essere preziose nel contesto della malattia COVID-19. Secondo il modello dell'immuno-trombosi, la formazione di trombi, in particolare nei micro-vasi, induce una risposta immunitaria innata (13): pertanto, il blocco della trombina per mezzo dell'eparina può attenuare la risposta infiammatoria. L'eparina esercita funzioni antinfiammatorie anche attraverso meccanismi indipendenti dalla sua attività anticoagulante. Sono attualmente in corso ulteriori indagini su diversi agenti antitrombotici, compresa l'aspirina a basse dosi.

Sperimentazioni cliniche condotte su numeri elevati di pazienti ospedalizzati in condizioni critiche, hanno inoltre recentemente evidenziato i benefici dei corticosteroidi nel trattamento di COVID-19: questi studi hanno mostrato una riduzione significativa della mortalità nei pazienti trattati con corticosteroidi rispetto a quelli curati con le sole terapie usuali. Una recente meta-analisi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha confermato l'utilità del desametasone in pazienti COVID-19 con gravi complicanze polmonari.