Accelerata sulla terza dose per un Natale senza chiusure

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Un farmacista somministra la terza do se di Pfizer a una persona in una farmacia di Milano (Photo: Daniel Dal ZennaroANSA)
Un farmacista somministra la terza do se di Pfizer a una persona in una farmacia di Milano (Photo: Daniel Dal ZennaroANSA)

La curva del contagio sale mentre l’inverno si avvicina. E con lui le festività natalizie, che portano alle aggregazioni, allo stare insieme in tanti in un luogo chiuso. Ma danno anche una grande spinta all’economia, tra cene, acquisti e regali. Convivalità e consumi nel periodo natalizio sono cose che sembrano normali fino al 2019, che nel 2020 sono state cancellate. E che per il 2021 vanno preservate. “Per Natale, se conteniamo la pandemia come stiamo facendo ora, vivremo un periodo quasi normale”, dice all’Huffpost Sergio Abrignani, componente del Cts e docente di Patologia generale alla Statale di Milano.

Per arrivare a fine dicembre in uno stato di quasi normalità, insomma, bisogna agire ora e l’estensione della terza dose alle persone tra 40 e 60 anni, annunciata oggi dal ministro della Salute, Roberto Speranza, va proprio in questa direzione. Perché è vero che l’Italia resiste - grazie ai vaccini, tengono a ricordare dal ministero della Salute - rispetto agli altri Paesi di un’Europa diventata ormai centro della quarta ondata. È altrettanto vero che i numeri di questi giorni, per quanto in salita, non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli dello stesso periodo dell’anno scorso, quando ci trovavano nel pieno della seconda ondata e ancora nessuno era stato immunizzato. È vero anche, però, che - a fronte degli ospedali che ancora tengono - tornano a esserci i focolai, i casi di Covid aumentano e non si può fare finta di niente. E che c’è uno zoccolo duro di no vax che non si riesce a convincere e fa da volano al virus. Il caso emblematico è quello di Trieste, dove dopo la sfilza di manifestazioni contro il green pass è stata registrata un’impennata dei contagi che rende il Friuli Venezia Giulia una delle poche regioni candidate alla zona gialla in un’Italia che resta bianca. Il timore è che possano ripetersi altri casi simili, sparsi qua e là per l’Italia. Anche se la circolare del Viminale sui limiti ai cortei potrebbe, almeno in parte, arginarli.

I no vax restano una preoccupazione, ma ora l’obiettivo è rinforzare la protezione di chi si è già vaccinato. Mentre oggi si registravano 7.891 casi - un numero che non si vedeva da molte settimane - con un tasso di positività all′1,6%, 60 morti e un leggero aumento dei malati in terapia intensiva - Speranza annunciava l’allargamento della platea per il richiamo: “Dal primo dicembre saranno chiamati a dose di richiamo anche chi ha tra 40 a 60 anni. La terza dose è assolutamente strategica per la campagna vaccinale: siamo all′83,7% di persone che hanno completato il ciclo vaccinale. Il richiamo ad oggi è stato offerto 2,4 milioni. Abbiamo iniziato da immunocompromessi, fragili, sanitari, over 60 e chi ha avuto J&J che possono avere booster dopo sei mesi”, ha annunciato. Il titolare della Salute ha poi proposto che la terza dose sia obbligatoria per i sanitari, così come le precedenti. “A stamattina - ha continuato il ministro - siamo all′86,62 per cento di persone che hanno avuto la prima dose e all′83,77 per cento di persone che hanno completato il ciclo vaccinale”, sono percentuali importanti, che molti Paesi europei non hanno raggiunto, ma secondo il ministro bisogna andare avanti. “Dobbiamo insistere - ha continuato - perché ogni singolo vaccino in più ci consente di avere uno scudo più forte rispetto alle settimane che stanno per arrivare”. La terza dose, ha concluso, ”è stata offerta a 2.409.596 persone; nella giornata di oggi supereremo sicuramente 2 milioni e mezzo di persone”.

Che gradualmente il richiamo sarebbe stato esteso ad altre fasce della popolazione era nelle cose, ma non ci si aspettava che si partisse così presto.

Dal Cts smorzano ogni allarmismo, ma non nascondono che non bisogna rilassarsi troppo. “Nel mondo dei vaccini è la regola fare la terza dose distanziata 6-12 mesi dalle prime due ravvicinate. Serve a indurre memoria di lungo termine, così da fare richiamo dopo 5-10 anni. Speriamo sia così anche per i vaccini anti-Covid attuali”, spiega ancora Abrignani, che apre, quindi, a uno scenario diverso rispetto a chi prospettava richiami ogni anno. Davanti alla curva che risale, continua, “c’è molta attenzione ma non preoccupazione, grazie all’ampio numero di vaccinati, al green pass e alle mascherine al chiuso”. Perché, è il messaggio che passa da esperti e ministero, le misure di contrasto al virus che abbiamo imparato a conoscere vanno ancora mantenute. Tutte.

Non solo i vaccini, quindi: chi ha in mano la gestione della pandemia continua a insistere sulle mascherine al chiuso, sull’evitare gli assembramenti. E sull’efficacia del Green pass. La certificazione verde, lo ricordiamo, è necessaria per entrare nei ristoranti, nei cinema, nei musei, nelle palestre, nei vari luoghi di aggregazione, ma è indispensabile anche per andare a lavoro. Chi non è vaccinato, per ottenerla deve fare un tampone ogni 48 ore, ed è anche per questo che nelle ultime settimane si è registrata un’impennata di test quotidiani. Che, comunque, consentono di scovare più positivi.

Sul fronte della certificazione verde arriva una novità: nelle norme introdotte dal decreto che dovrà ottenere la fiducia del Senato ce n’è una che consente ai lavoratori vaccinati che operano nel settore privato di consegnare una copia del green pass al datore di lavoro. Di modo che, fino a quando non scade, i controlli non dovranno ripetersi. Un modo per semplificare le procedure, in un Paese che con il Covid dovrà continuare a fare i conti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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