Accensione riscaldamento 2019: le date e gli orari per ogni provincia

Accensione riscaldamento 2019

Con l’arrivo dell’equinozio di autunno lo scorso 23 settembre 2019 è finalmente arrivato il momento di pensare all’accensione del riscaldamento centralizzato per contrastare il calo delle temperature. Come molti ben sapranno però, non tutte le province d’Italia hanno lo stesso tipo di limitazioni e regolamentazioni per l’accensione dei riscaldamenti. La normativa vigente in materia prevede infatti la suddivisione della penisola in sei zone diverse a seconda delle tipologia di clima li presente.

Accensione del riscaldamento 2019, le norme

La legislazione riguardo l’accensione dei riscaldamenti in Italia fa riferimento direttamente al Decreto del Presidente della Repubblica numero 412 del 26 agosto del 1993. Questa è infatti la norma che ha imposto le limitazioni e i criteri degli impianti di riscaldamento nel nostro Paese. Secondo quanto riportato dal Decreto, la penisola viene suddivisa in sei diverse zone che a seconda delle loro caratteristiche climatiche hanno dei precisi orari di accensione degli impianti nel corso dell’anno.

L’unità di misura adoperata per stilare la classificazione delle sei zone climatiche è il cosiddetto “grado giorno“. Il grado giorno altro non è che la somma di tutte le differenze annuali tra la temperatura interna degli edifici e la temperatura media esterna. In questo modo è possibile quantificare il fabbisogno termico di un’abitazione in una determinata zona d’Italia.

Il limite fissato a 20 gradi

Durante il periodo invernale, la temperatura interna degli edifici deve quindi essere mantenuta fissa sui 20 gradi, con un margine di tolleranza di 2 gradi. Tuttavia, in caso di condizioni climatiche straordinarie, gli amministratori comunali possono applicare speciali deroghe in modo da modificare le date in cui possono essere accesi i riscaldamenti.

Perché questo limite? In primis per risparmiare denaro, ma anche per evitare di inquinare l’ambiente con una prolungata accensione dei riscaldamenti, molti dei quali purtroppo non sono ancora aggiornati con le normative ecologiche nazionali ed europee. La minore escursione termica tra luoghi chiusi e luoghi all’aperto contribuisce a diminuire il rischio di esposizione a molti tipi di virus, tra cui quello dell’influenza stagionale.

La suddivisione in zone

Il Nord Italia

Le zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia sono contraddistinte dalle lettere dell’alfabeto. Partendo dalla più fredda e andando verso la più calda, vediamo dunque quali territori rientrano in quali categorie. Con 3000 gradi giorno troviamo subito la Zona F, nella quale rientrano le province di Cuneo, Belluno e Trento. In questo caso le zone sono particolarmente fredde e pertanto non vengono poste limitazioni alle date di accensione dei riscaldamenti, nemmeno per quanto riguarda le ore di utilizzo.

A seguire troviamo la più corposa Zona E, che con il suo range tra i 2100 e i 3000 gradi giorno comprende tutte le province del Friuli-Venezia Giulia, del Veneto della Valle D’Aosta, della Lombardia; tutte quelle dell’Emilia Romagna tranne Forlì-Cesena, tutte quelle del Piemonte tranne Cuneo la province di Perugia, Arezzo, Rieti, Frosinone, L’Aquila, Campobasso, Potenza ed Enna. In questo caso i riscaldamenti possono essere accessi per 14 ore giornaliere, dal 15 ottobre al 14 aprile.

Il Centro

Subito dopo abbiamo invece la Zona D (dove la temperatura è tra i 1400 e 2100 gradi giorno), comprendente gran parte del Centro Italia appenninico con le rimanenti province della Toscana, dell’Umbria e del Molise, tutte le province delle Marche, le province laziali di Roma e Viterbo, quelle abruzzesi di Chieti e Pescara oltre ad Avellino, Foggia, Matera, Caltanissetta, Nuoro, Teramo e Vibo Valentia. Nella Zona D i riscaldamenti possono restare accesi per 12 ore al giorno, dal primo Novembre al 14 aprile.

Il Meridione

Nella Zona C sono interessate invece le province marittime del meridione con una temperatura tra i 900 e i 1400 gradi giorno. In questo caso rientrano tutte le province della Campania tranne Avellino; le rimanenti province pugliesi di Bari, Lecce, Taranto e Brindisi; le province calabresi di Catanzaro e Cosenza oltre ad Imperia, Latina, Cagliari, Oristano, Sassari e Ragusa. Qui i riscaldamenti potranno essere attivi per un massimo di 10 ore al giorno, dal 15 novembre al 31 marzo.

Nella Zona B troviamo invece le rimanenti province calabresi di Crotone e Reggio Calabria e quelle siciliane di Trapani, Siracusa, Palermo, Messina, Catania e Agrigento. In questo caso, con una temperatura che va dai 600 ai 900 gradi giorno, i riscaldamenti saranno accesi dal primo dicembre al 31 marzo per 8 ore al giorno. Per finire abbiamo la Zona A, inferiore ai 600 gradi giorno, che comprende soltanto i comuni siciliani di Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle. Per la Zona A valgono le stesse date della Zona B ma con un limite orario di 6 ore al giorno anziché 8.

Prima di accendere il riscaldamento

Prima di accendere il riscaldamento all’interno delle abitazioni si consiglia di eliminare le eventuali bolle d’acqua presenti nei radiatori dei termosifoni tramite la tecnica dello sfiatamento. Dopo aver posizionato una bacinella sotto la valvola, questa va aperta delicatamente girandola in senso antiorario. A questo punto inizierà ad uscire dell’acqua che bisognerà far scorrere fino a che non si sentiranno più rumori e gorgoglii, quindi richiudere la valvola. Senza questo procedimento si rischia infatti di aumentare i consumi o di danneggiare l’impianto di riscaldamento.