Accerchiati dal Covid, test o tamponi per chi torna

Gabriella Cerami
·3 minuto per la lettura
rientri (Photo: HuffPost)
rientri (Photo: HuffPost)

In piena estate e con i contagi in netta risalita, con diversi focolai dopo i rientri dalle vacanze e la movida ‘indisciplinata’, il governo tentata di arginare l’avanzata del Covid con nuove misure. In un incontro con i governatori, convocato e coordinato dal ministro Francesco Boccia, viene presenta dal ministro Speranza un’ordinanza che prevede il test rapido o il tampone per chi torna da Grecia, Spagna, Croazia, Malta e il divieto di ingresso e transito dalla Colombia. A stretto giro l’ordinanza viene fermata ed è operativa da subito.

L’Italia infatti è ormai un paese accerchiato dal Covid. Solo oggi per esempio nel paese iberico si sono registrati 1.690 casi. E chi torna dalle vacanze da alcuni paesi sconta forti probabilità di contrarre il virus. Basti pensare che dalla Croazia sono rientrati a Brescia sette ragazzi bresciani, tra i 18 e i 25 anni, tutti risultati positivi al Coronavirus. E sempre dalla Croazia sono tornati positivi tre ragazzi lodigiani. Le cronache dei giornali locali sono un bollettino di guerra.

Così nel giorno in cui anche in Italia si registra un ulteriore aumento del numero di malati, Roberto Speranza torna a fare la faccia feroce alla riunione con i Governatori, ricordando che è necessario “continuare sulla linea della prudenza per difendere i risultati raggiunti negli ultimi mesi con il sacrificio di tutti”. Tale inizia a essere l’allarme che il piano di controlli - che a sera diventa un’ordinanza - viene condiviso da tutti. Tre le possibili soluzioni per chi rientra dai paesi a rischio: test antigene, quindi test rapidi il cui risultato è possibile avere in un un quarto d’ora, nei luoghi in cui i vacanzieri arrivano (nei porti o negli aeroporti, ad esempio); l’obbligo di presentare un certificato di test negativo fatto nelle 72 ore precedenti o, infine, la comunicazione di rientro alla Asl di appartenenza per effettuare un tampone nelle 48 ore successive.

Dai governatori i commenti sono favorevoli. Per Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, “è stato recepito l’allarme che abbiamo lanciato, ma ritengo che il monitoraggio debba avvenire di pari passo con il blocco degli ingressi irregolari. Sarebbe infatti difficilmente giustificabile imporre il tampone a chi va in vacanza in Croazia e al contempo tollerare ingressi di migranti senza alcun controllo”. Favorevoli al piano del governo anche tutte le altre regioni, anche perché molte di queste tra cui Veneto ed Emilia Romagna erano pronte a varare provvedimenti simili in autonomia. Luca Zaia, in Veneto, spiega nel corso della riunione che stanno verificando test da eseguire con un semplice prelievo di saliva: “I primi risultati sono incoraggianti”.

Scontro invece tra governo e Regioni per quanto riguarda la stretta per contrastare gli assembramenti nelle discoteche e nei locali all’aperto dove non vengono rispettate le misure anti-Covid come il distanziamento. Il governo preferirebbe la chiusura o provvedimenti severi nei confronti degli stabilimenti - che di fatto diventano discoteche e dove è difficile mantenere i distanziamento sociale - mentre almeno una metà dei governatori sarebbe contrario ad ulteriori provvedimenti. Finora non sarebbe stato trovato ancora alcun accordo. Un nuovo incontro è in programma domani. E il Comitato tecnico scientifico sta studiando soluzioni mentre qualche governatore, come il toscano Rossi, propone il distanziamento di due metri per chi balla.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.