Accordo Italia-Libia sui migranti, Minniti: “Non mi pento, ma va cambiato”

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A fare un passo indietro sull’accordo stretto tra Italia e Libia sulla questione migranti è l’ex ministro dell’Interno, firmatario del provvedimento, Marco Minniti. In un’intervista rilasciata a Repubblica, Minniti non rinnega il Memorandum d’intesa entrato in vigore nel 2017, ma precisa: “Gli otto articoli non sono le Tavole della Legge. Il Memorandum non è immodificabile, ma non lo si può cambiare in maniera unilaterale”.

Accordo Italia-Libia sui migranti

Modificare non basta, però, per chi (come l’Onu o le organizzazioni non governative riunite in Tavolo Asilo) ricorda che la classe dirigente libica è coinvolta nel traffico di esseri umani e nella loro detenzione in veri e propri lager nel Paese. “Io ho trattato esclusivamente con le autorità del governo libico”, risponde Minniti. “Mi sono adoperato per sostituire alla moneta cattiva del traffico di migranti la moneta buona della cooperazione nonché del ritorno in Libia dell’Onu. Ciò comporta mettere le mani in situazioni delicate e ambigue“. Come quelle che riguardano Rahman al-Milad, più conosciuto come Bija, noto trafficante e ciò nonostante comandante della Guardia costiera ovest di Zawyah.

Lo stesso Bija ha confermato in un’intervista a L’Espresso di essere stato ospite in Italia durante una missione organizzata dall’Oim, ma di non ricordare un eventuale incontro con l’ex ministro Minniti, che ha a sua volta negato di aver mai conosciuto di persona il trafficante: “Non ho mai autorizzato accordi che sacrificassero i diritti umani”. Il Memorandum non è un patto col diavolo, continua l’onorevole, e bloccare il rinnovo automatico (previsto per il 2 novembre) significa “abbandonare la Libia a sé stessa, lavarcene le mani ignorando il destino dei migranti”.

Msf: “Modifiche? Solo un maquillage umanitario”

A sostenere, invece, che le mere modifiche volute dal governo siano insufficienti e “difficilmente realizzabili” è, invece, l’Ong Medici senza frontiere. Cambiare pochi punti del Memorandum è un mero “maquillage umanitario, perché mentre si annuncia di voler migliorare le cose si perpetuano scellerate politiche di respingimento e detenzione sulla pelle delle persone”. Per Marco Bertolotto, responsabile advocacy di Msf, l’unica soluzione possibile è “superare del tutto il sistema di detenzione arbitraria, accelerare l’evacuazione di migranti e rifugiati dai centri, favorendo efficaci misure alternative di protezione e porre fine al supporto dato alle autorità e alla Guardia costiera libica”.

L’appello di 24 deputati

Della stessa opinione, favorevole alla sospensione del Memorandum, sono anche 24 deputati della coalizione di governo, provenienti dalle fila di Pd, M5s, Leu e Italia Viva. Tra i firmatari della richiesta si contano Orfini, Fratoianni, Palazzotto, Muroni, De Falco, Nugnes, Majorino e Fassina. “Non possiamo far finta di non sapere, bisogna chiudere i centri di detenzione”, è l’appello dei parlamentari. “Chiediamo che il governo italiano sospenda con effetto immediato gli accordi attualmente in essere che riguardano il supporto ed il coordinamento della Guardia costiera libica e la gestione dei centri di detenzione per migranti e che contestualmente avvii la dismissione della missione di supporto alla Guardia costiera libica”.