Accordo Italia-Libia sull’immigrazione: verso il rinnovo del Memorandum

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Il Memorandum d’intesa che porta la firma dell’ex ministro Marco Minniti è ancora oggi, a due anni di distanza, uno dei provvedimenti più discussi e controversi del governo Gentiloni. Se l’esecutivo giallorosso non deciderà di cancellarlo, il prossimo 2 novembre l’accordo tra Italia e Libia in materia di immigrazione sarà rinnovato automaticamente per altri tre anni, tra le proteste di chi ricorda le numerose e comprovate testimonianze delle torture perpetrate nei centri di detenzione libici.

Immigrazione, l’accordo Italia-Libia

Oltre 150 milioni di euro: a tanto ammontano i finanziamenti versati dall’Italia alla Libia a partire dal 2017, anno di entrata in vigore dell’accordo sull’immigrazione. Lo testimoniano le stime diffuse dall’Oxfam, confederazione internazionale di organizzazioni no profit. Fondi con cui il governo libico ha potuto formare il personale dei centri di detenzione (veri e propri lager) in cui – scrive l’Onu – sono in atto “inimmaginabili orrori“. Secondo l’Unsmil e l’Ohchr, il numero di persone detenute in condizioni disumane si aggira tra le tremila e le seimila.

A pochi giorni dal rinnovo del Memorandum, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio annuncia che l’Italia proporrà una serie di modifiche all’accordo. Secondo fonti vicine a Palazzo Chigi, la Farnesina intende intervenire sui punti dell’articolo 7 relativi alla presenza delle Ong nelle aree di detenzione, ai programmi di trasferimento e rimpatrio e al miglioramento delle condizioni dei migranti nei 19 centri governativi ufficiali. Il Ministero degli Esteri sarebbe inoltre intenzionato a richiedere alle Nazioni Unite maggiori investimenti nei programmi alternativi alla detenzione (alcuni già attivi a Tripoli). Tutt’altro che scontata, però, appare al momento l’approvazione del governo libico, necessaria affinché le modifiche proposte dall’Italia possano entrare in vigore.

Lettera aperta contro il rinnovo

Contro il rinnovo dell’accordo tra Libia e Italia si sono espresse 26 associazioni che si occupano di migranti, unite in Tavolo Asilo e tra cui si contano anche Action Aid, Amnesty International Italia, Emergency e Save the Children. Con una lettera aperta indirizzata al governo Conte bis, le associazioni ricordano che “in questo momento la Libia è un Paese instabile. Bisognerebbe andare lì per favorire il processo di pace e invece il meccanismo di esternalizzazione delle frontiere non ha altro che alimentare questo conflitto”. Impossibile ignorare “l’ormai documentato orrore dei lager in cui vengono rinchiusi i migranti intercettati: torture, violenze, stupri e alte vessazioni finalizzate a calpestarne i diritti e la dignità di esseri umani. Tutto ciò unito alla guerra alle Ong”.

Il decreto anti-Ong

Proprio le Ong sono al centro di un decreto emesso dal Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale libico il 15 settembre ed entrato in vigore il 29 ottobre. Il documento (tradotto e diffuso in Italia da Arci Immigrazione) prevede che le Ong “interessate a collaborare nella ricerca e salvataggio marittimo devono presentare una preventiva domanda di autorizzazione alle autorità libiche, a cui sono obbligate a fornire periodicamente tutte le informazioni necessarie”. L’articolo 18 dello stesso decreto sancisce il “trattamento speciale” riservato alle organizzazioni non governative e internazionali. In caso di violazione del presente accordo, sarà ritirata l’autorizzazione di cooperazione rilasciata dall’organizzazione che opera nell’area”.