Intesa al vertice di centrodestra: "Chi prende più voti indica il premier"

Pierpaolo Scavuzzo / Agf

AGI - Il partito che prenderà più voti alle elezioni del 25 settembre indicherà, per la coalizione, a Sergio Mattarella un nome per la presidenza del Consiglio.

Dal vertice dei leader del centrodestra arriva l'accordo sul nodo premiership. Alla riunione, nella sala Salvadori del gruppo Lega a palazzo Montecitorio, il clima è "buono" e si va verso una intesa su un "pacchetto complessivo" di regole.

Come nel 2018, sarà valido il criterio che ogni lista si presenterà da sola con il proprio simbolo, mentre vi sarà una lista unica del centrodestra per gli italiani all'estero.

Sulla premiership passa quindi la richiesta di non cambiare le regole usate finora, avanzata da Fratelli d'Italia, primo partito della coalizione.

Mentre, a oltre tre ore dall'inizio dell'incontro, si tra trattando ancora sui criteri di attribuzione dei collegi uninominali.

FdI chiede, anche qui, la conferma del metodo usato nel 2018: ovvero la divisione in base ai consensi registrati dai singoli partiti nei sondaggi più recenti. Mentre gli alleati pretendono che sia introdotto una sorta di 'correttivo' con il dato storico.

Al vertice partecipano, per FdI, la presidente Giorgia Meloni, il vice presidente del Senato Ignazio La Russa e il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida; per la Lega, il segretario Matteo Salvini, il suo vice Giancarlo Giorgetti e il vice presidente del Senato Roberto Calderoli; per Forza Italia, il presidente Silvio Berlusconi, il coordinatore Antonio Tajani e la responsabile per i rapporti con gli alleati Licia Ronzulli.

Infine, presenti i centristri Maurizio Lupi e Alessandro Colucci, per Noi con l'Italia; e Antonio De Poli, per l'Udc; e Luigi Brugnaro per Coraggio Italia.

Salvini lascia Montecitorio poco dopo le 20, per impegni personali (oggi è il compleanno della fidanzata, Francesca Verdini).  "Chi prende un voto in più indicherà chi prenderà il Paese in mano per i prossimi 5 anni", dice al Tg5. "La squadra sarà compatta", assicura.

Tra i punti centrali del programma elettorale, "quota 41 azzerando la Fornero, poi flat tax al 15% estesa anche ai lavoratori dipendenti e bloccare gli sbarchi di migliaia di clandestini che stanno arrivando: l'ho già fatto da ministro, lo farò ancora".

Quanto al centrosinistra, "più che una coalizione è un tutti contro tutti". Detto questo, il leader leghista si augura che sarà una campagna elettorale con "poche parole, poche polemiche, poche divisioni, e tanti fatti. Gli italiani ci chiedono certezza e verità, saranno mesi difficili e non bisogna fare promesse irrealistiche. I soldi per azzerare la Fornero ci sono, i soldi della flat tax li prendiamo con la pace fiscale".

Per FI rimane Tajani a trattare, mentre Berlusconi sta facendo rientro a Milano.

Il negoziato tra i tre principali partiti riguarda la definizione dell'algoritmo per il calcolo dei collegi uninominali previsti dal Rosatellum.

Alcuni, oltre alla percentuale dei consensi nei sondaggi, vorrebbero inserire come 'correttivo', non solo il dato storico di ogni singolo partito, ma anche l'entità attuale dei gruppi parlamentari (quest'ultima condizione rigettata da FdI).

Stando a quanto si apprende, non si sarebbe invece parlato di candidature alle regionali, neanche di quella di Nello Musumeci alla presidenza della Regione siciliana.

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