Accordo tra Serbia-Kosovo per le targhe. Al via la de escalation

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La guerra delle targhe sembra giunta alla fine. Tra Serbia e Kosovo infatti questo giovedì è stato raggiunto un accordo per una descalation.

La tensione aveva portato la Serbia a militarizzare il confine con il nord del Kosovo e questo dopo che Pristina non autorizzava il passaggio di veicoli con targa serba sul proprio territorio, pretendendo un cambiamento temporaneo dell'immatricolazione del veicolo. Un'evidente ritorsione rispetto alla stessa misura in vigore da anni in Serbia per i veicoli con targa kosovara.

L'annuncio con un tweet è arrivato da Miroslav Lajcak, attuale rappresentante Ue per il dialogo tra Pristina e Belgrado.

Anche Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea in visita nei Balcani, si è detta soddisfatta del risultato. "Ho parlato con il presidente Vucic e premier Kurti, e il raggiungimento dell'intesa è cosa molto positiva".

L'accordo mediato dall'Unione europea prevede il ritiro di una polizia speciale stanziata al confine dal Kosovo già da sabato, mentre i serbi smantelleranno le barricate e i blocchi stradali per raggiungere i due posti di frontiera; per due settimane, nella stessa zona verranno dispiegati militari della Kfor, la missione Nato, a comando italiano, che dalla fine degli anni Novanta veglia sulla stabilità della regione.

Il riemergere dele tensioni

Le tensioni tra Serbia e Kosovo, provincia serba che ha unilateralmente proclamato l'indipendenza da Belgrado, non riconosciuta comunque a livello internazionale, sono riemerse lo scorso 20 settembre, dopo il divieto di Pristina a targhe d'immatricolazione serbe, da sostituirsi temporaneamente con targhe kosovare. Per far rispettare la misure, le autorità kosovare avevano stanziato unità della polizia kosovara nel nord del Kosovo, regione a maggioranza serba.

Da allora, i serbi bloccano le vie che portano ai due posti di frontiera della regione. Non solo, la Serbia ha innalzato il livello di allerta dispiegando blindati al confine.

Il Kosovo, così facendo, chiede in realtà che la Serbia faccia altrettanto con i veicoli immatricolati "Repubblica del Kosovo", non riconosciuti da Belgrado, costretti da anni a munirsi di targhe temporanee per entrare in Serbia.

Eulex

Le tensioni balcaniche degli ultimi giorni avevano preoccupato Bruxelles, tanto che Eulex, la missione civile europea in Kosovo, era scesa in prima linea dicendosi pronta a dare il suo contributo e a collaborare con la missione Nato (Kfor) per favorire un allentamento della tensione nel nord del Kosovo e già nei giorni scorsi aveva schierato proprie unità ai due valichi di frontiera. Ieri sera il comandante della Kfor, il generale italiano Franco Federici, aveva annunciato da parte sua ulteriori misure dirette a porre fine ai blocchi stradali e alla chiusura dei due posti di confine, in modo da favorire il ripristino della circolazione.

Dopo più di vent’anni la missione Kfor della Nato presidia quest’area geografica, circa 10.000 chilometri quadrati, anche se rispetto all'inizio la forza complessiva del contingente atlantico è passata da 50.000 uomini nel 1999 sa poco più 3.500 attuali, con compiti prettamente militari ma anche di cooperazione con le istituzioni locali e nazionali per migliorare il livello di vita e di sicurezza del Kosovo.

Il contributo italiano alla missione è decisamente importante in termini numerici, dato che è il secondo esercito dopo quello degli Stati Uniti ad impiegare il maggior numero di soldati,

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