Achille Lauro: “Chiamato omofobo, dopo anni che mi danno del ‘frocio’”

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Non parlo tanto, non metto la mia vita privata in piazza sui social. Non mi interessa e quando è successo non mi è piaciuto farlo, tuttavia in questi giorni di forte polemica ho capito che in alcuni momenti, invece, dovrei”. Così inizia il lungo sfogo di Achille Lauro su Facebook, forse scatenato dalle polemiche per i suoi complimenti al monologo di Pio e Amedeo sul politicamente corretto.Il cantante è stato infatti ospite dello show del venerdì sera del duo comico, “Felicissima Sera”, dove ha interpretato una versione inedita di Rolls Royce, che si è trasformata in una Fiat Punto.

Nel post social, l’artista sfiora vari argomenti, dal senso del travestimento sul palco, alle accuse di omofobia, fino al suo impegno per la difesa dei diritti “delle persone abbandonate nelle carceri, dei bambini negli ospedali, dei ragazzi nelle comunità, di chiunque abbia bisogno di aiuto”.

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Il trucco è il mondo dove voglio portare le persone, è la mia volontà espressiva, il colore e il vestito delle parole” – ha rivelato il cantante di “C’est la vie” nel post - L’ho capito quando mi hanno umiliato pensando che io sia un pagliaccio che si mette in mostra”.

E dopo aver scritto di conoscere la conseguenza di anni di umiliazioni e vergogna, è tornato sul dibattito che infuoca il web, il limite del politically correct: “Mi hanno dato dell’omofobo, dopo anni che mi danno del “frocio” pensando di offendermi!. Da anni investo denaro, tempo e impegno per la tutela dei diritti umani, per i diritti delle persone abbandonate nelle carceri, per aiutare i bambini negli ospedali, per i ragazzi nelle comunità, per chi non ha una casa, per coloro che sono rimasti senza lavoro, per chiunque abbia bisogno di aiuto e per essere artefice e partecipe, nel mio piccolo, di una rivoluzione per cui la condizione sociale, culturale e umana delle classi deboli e discriminate possa cambiare definitivamente”.

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Il piacere di aiutare gli altri, i più fragili e indifesi, lo ha ereditato dalla madre che gli ha trasmesso i valori dell’empatia e dell’unione. Infatti, come ha rivelato l’artista, nel suo piccolo ha sempre cercato di sostenere le cause in cui credeva anche quando “non avevo una lira, perché sono cresciuto tra gli emarginati e i reietti, perché so che vuol dire sentirsi diverso, mai compreso, solo”.

Achille Lauro ha concluso esortando tutti a una riflessione: “Attenzione perché la realtà non è solo quella che vedete su giornali e tv, e dietro quelle storie, molto spesso, ci sono vite vere fatte di sofferenza, valori e battaglie”.

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