"Con i primi soldi ho ricomprato i gioielli di nonna Flavia". Achille Lauro racconta il suo mondo

Achille Lauro (Photo: Stefania D'Alessandro via Getty Images)

Un viaggio di Aldo Cazzullo nel mondo di Achille Lauro. Il Corriere della Sera dedica una lunga intervista a uno dei grandi protagonisti del Festival di Sanremo appena concluso. “Il palco del Festival è talmente importante che mi pareva giusto usarlo. Volevo portare una canzone che fosse anche un’opera teatrale, un live in quattro minuti. Non volevo solo farla ascoltare, ma farla vedere”, spiega il cantante, che nelle diverse serate all’Ariston è diventato San Francesco, David Bowie, la marchesa Casati Stampa, la regina Elisabetta I.

Per San Francesco “ci siamo ispirati all’affresco di Giotto in cui il santo si libera del mantello. È vero che i vestiti sono Gucci, opera di Alessandro Michele: un personaggio settecentesco; non un business man, un genio, cresciuto come me nella periferia di Roma, a Val Melaina”. Per la marchesa Casati Stampa che ispirò poeti come d’Annunzio “volevo usare il corpo come una tavolozza, darlo all’arte, diventare un quadro sul palco di Sanremo”. David Bowie in versione Ziggy Stardust “esprime il rifiuto degli stereotipi sessuali”, sottolinea Achille Lauro, che alla domanda sulla sua sessualità replica: “Questo lo lascio al caso”. Poi Elisabetta I, “una grande regina, che morì per il popolo, per un’idea”.

Achille Lauro racconta la sua infanzia, in cui “non mi è mai mancato nulla”.  

 

“Mio padre si chiama Nicola De Marinis, è stato professore universitario e avvocato, ha scritto quattro libri, per meriti insigni è diventato consigliere della Corte di Cassazione. Nonno Federico era prefetto di Perugia, l’altro nonno ha combattuto nella seconda guerra mondiale: si chiamava Archimede Lauro Zambon. Sono nato a Verona perché lì abitava la famiglia di mia mamma, Cristina, originaria di Rovigo, ma sono cresciuto a Roma”... “Mia mamma ha dedicato la vita agli altri. Casa nostra era sempre piena di ragazzi presi in affido. Sono sempre stato abituato a condividere”.

Poi la famiglia si divise.

 

“Ci fu una crisi. Però mamma per noi c’è sempre stata. Con mio fratello Federico, che ha cinque anni più di me, andai a vivere in una comune, a Val Melaina, Montesacro. Il collettivo si chiamava Quarto Blocco, c’erano altri venti ragazzi: chi scriveva, chi dipingeva, chi incideva musica a torso nudo... Così ho iniziato a scrivere, disegnare, incidere. Ora anche a dipingere”.

Quanto alle voci sul suo passato, “su di me circola una leggenda nera, inventata da gente che ha interpretato alla lettera il mio primo libro, Sono io Amleto, che in realtà è una biografia romanzata”. La droga?

“Non posso dire che queste cose non le ho mai viste; al contrario, le conosco, e cerco di aiutare le persone a non distruggere la loro vita. Vengono a intervistarmi e poi scrivono “Lauro spaccia”, al presente, “Lauro ruba”, al presente. Sono cresciuto in un ambiente difficile, in mezzo a persone problematiche. Ma Sanremo è il frutto di quindici anni di impegno. Se avessi buttato il tempo in queste sciocchezze non sarei qui. Canto per dire ai ragazzi di non sprecare il loro tempo: prima capisci quello che vuoi fare, prima arrivi al successo. E il successo non è la fama; è la riuscita del proprio percorso.

 

Il suo, di percorso, lo riassume così:

“Ho visto per tutta la vita i miei farsi il culo e non riuscire, mio padre spaccarsi la schiena senza avere quello che gli spettava, mia madre fare lavoretti saltuari umilianti. Da questo è nata la mia ambizione [...]. Proprio quando ero stanco, a un certo punto tutto si è messo a posto, sia la mia vita sia quella dei miei”.

Con i soldi del successo, ha ricomprato “i gioielli di nonna Flavia. Li ho riscattati dal monte dei pegni”. 

Lauro dice si seguire “poco” la politica e di votare “poco”. Di Salvini cosa pensa “Sono stato attaccato per aver difeso i migranti. Ma l’uomo è fatto per aiutare gli altri; prima o poi tutti avremo bisogno di aiuto”.

Infine, la fede. Crede in Dio?

“Totalmente. Non mi appoggio alla religione standard, ma credo in qualcosa di superiore. Come potrei, proprio io, non credere? Dopo essere passato da situazioni assurde? Sarebbe un’offesa a tutto quello che ho”.

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