Acrelor Mittal, i sindacati: “L’incontro è andato male”

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Continua lo scontro con Arcelor Mittal sul tema dello spegnimento degli impianti di Taranto. Ieri al Mise si è tenuto il primo incontro a cui ha partecipato anche l’azienda, ma i sindacati si sono detti insoddisfatti di quanto avvenuto: “L’incontro non è andato bene, ma i lavoratori non si renderanno complici dello spegnimento dell’acciaieria” hanno detto i segretari di Cgil, Cisl e Uil. Le stesse parole sono state quindi pronunciate anche da Rocco Palombella, segretario Uilm, che ha annunciato: “Ci sarà un’insubordinazione verso la proprietà“.

Arcelor Mittal: il punto

L’azienda, nonostante le forti pressioni del governo italiano per mantenere attiva la produzione, sembra decisa ad andarsene: “Noi riteniamo che non siano stati rispettati i termini del contratto” ha infatti esordito l’ad Morselli che ha aggiunto: “Ci era stato detto che tutto quello che era stato chiesto dalla magistratura come interventi di miglioramento era in corso, invece non era stato fatto niente. Riteniano che il contratto legalmente possa essere sciolto. Questo è quello che abbiamo chiesto e stiamo agendo in coerenza“. Insomma, da parte del gruppo franco indiano non sembra essere la benché minima disponibilità a compiere un passo indietro.

Conte: “Mittal pagherà”

Se l’azienda non accenna a fare passi indietro rispetto alla decisione presa, dal canto suo anche Giuseppe Conte è deciso a seguire la sua linea e ha annunciato di aver depositato, a nome del Governo, il ricorso d’urgenza a norma del codice di procedura penale per fermare lo spegnimento del centro siderurgico di Taranto. “Il governo – ha detto – non lascerà che si possa deliberatamente perseguire lo spegnimento degli altiforni. Arcelor Mittal si sta assumendo una grandissima responsabilità, in quanto tale decisione prefigura una chiara violazione degli impegni contrattuali e un grave danno all’economia nazionale. Ne risponderà in sede giudiziaria“. Sul fascicolo aperto dalla Procura di Milano ha commentato: “Ben venga. Accende un faro sui possibili risvolti penali della vicenda“.

Lo scenario

Al momento l’azienda ha già comunicato le date di spegnimento degli altiforni e sembra decisa a mantenere tale programma. Tuttavia, se gli altiforni venissero spenti ci vorrebbero almeno 6 mesi poi per far ripartire tutto l’impianto, come ha riferito il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza dell’ex Ilva. Lo spegnimento, inoltre, comporterebbe “emissione corte a causa di tutti i gas incombusti che non potranno essere recuperati dalla rete