Actionaid, crisi climatica aumenta disuguaglianze globali

Gci

Roma, 23 set. (askanews) - Sono i Paesi poveri a pagare le conseguenze della crisi climatica. Le comunità più fragili saranno le più duramente colpite dall'impatto del riscaldamento globale, dalla crisi alimentare legata alla siccità e ai disastri climatici. Entro il 2030, cento milioni di persone in più sono destinate a vivere in condizioni di estrema povertà proprio a causa dei cambiamenti climatici. Le nazioni in via di sviluppo si faranno carico di almeno il 75% dei costi causati dalla crisi climatica nonostante il fatto che la metà più povera della popolazione mondiale generi solo il 10% delle emissioni di CO2 a livello globale.

Le disuguaglianze economiche aumentano di pari passo con l'aumentare delle temperature. Se si dovesse superare la soglia di aumento di 2 gradi centigradi, tra i 100 e i 400 milioni di persone in più soffriranno la fame, facendo arrivare a 3 milioni all'anno il numero dei morti per malnutrizione.

Nella settimana del Global Climate Strike, alla vigilia del Climate Action Summit delle Nazioni Unite, ActionAid chiede ai governi di agire adesso per realizzare almeno tre obiettivi: riduzione delle emissioni, mettere in atto politiche climatiche che rispettino l'ambiente e i diritti umani, con particolare attenzione alle donne e alle comunità rurali e indigene e rispetto, da parte dei Paesi sviluppati dell'obiettivo di 100 miliardi di dollari l'anno per la l'adattamento al cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo. "Il momento per un radicale cambio di rotta è adesso. È urgente mobilitarsi perché i governi decidano finalmente di intervenire per arrestare la crisi climatica, le cui conseguenze pesano soprattutto sulle spalle dei più poveri. Il diritto al cibo, all'acqua, alla salute, alla casa sono diritti umani basilari, che vanno difesi e sostenuti in ogni parte del mondo", ha dichiarato Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid.