Actionaid: la migrazione fallita. Il caso del Gambia -3-

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Roma, 6 feb. (askanews) - "Appare chiaro come, nel caso del Gambia e dei rimpatri volontari assistiti dalla Libia, non si possa parlare di scelta del rientro e sostenibilità del ritorno quanto, piuttosto, della gestione del rimpatrio in chiave umanitaria e funzionale a una strategia del contenimento dei flussi migratori. Un'efficace strategia di reintegro dovrebbe invece passare necessariamente dal rafforzamento dei migranti di ritorno come attori civici e creare le condizioni per poter accedere legalmente ai paesi di destinazione" dichiara Roberto Sensi, policy advisor diseguaglianze globali di ActionAid.

Il rapporto sottolinea come, negli ultimi due decenni, i programmi di rimpatrio e ritorno volontario assistito e reintegro (RVA&R) - destinati ai migranti che non vogliono o non possono restare nei paesi di destinazione e di transito e decidono di tornare al loro paese di origine - siano progressivamente diventati una componente fondamentale delle politiche di gestione migratoria degli Stati europei. In Italia, tra gli strumenti messi in campo per convincere i paesi di origine a collaborare nell'ambito dei rimpatri c'è anche la cooperazione allo sviluppo. Con il cosiddetto "Decreto sicurezza bis", si prevede l'istituzione presso il Ministero degli esteri e della cooperazione internazionale di un "Fondo di premialità per le politiche di rimpatrio" - con una dotazione iniziale di 2 milioni di euro, incrementabile fino a un massimo di 50 milioni nei prossimi anni. Il testo lega gli interventi di cooperazione allo sviluppo italiani con i paesi partner a una particolare collaborazione di questi ultimi nel settore dei rimpatri di "soggetti irregolari presenti sul territorio nazionale e provenienti da Stati non appartenenti all'Unione europea". Al momento, però, il fondo risulta non ancora attivo.(Segue)