Actionaid: la migrazione fallita. Il caso del Gambia

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Roma, 6 feb. (askanews) - Stigma, isolamento e mancanza di supporto in una spirale di marginalità. È quanto rivela sui "returnees" in Gambia il rapporto "Come li aiutiamo a tornarsene a casa loro", realizzato da ActionAid, attraverso un reportage fotografico e una ricerca che ha coinvolto migranti rimpatriati, famiglie, comunità di riferimento e associazioni, ONG, agenzie di sviluppo e istituzioni nella Central River Region (CRR), nell'Upper River Region (URR) e nella Greater Banjul Area (GBA).

Il Gambia, piccolo Stato dell'Africa Occidentale, è stato negli ultimi anni un importante paese di origine dei flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Nel 2016, infatti, sono stati 12.000 i cittadini gambiani che hanno raggiunto le coste italiane ma molti di più sono quelli rimasti bloccati in Libia e finiti nei centri di detenzione. A partire dal 2018, con il contributo dei fondi europei e Italiani e con il coordinamento dell'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, un numero consistente di gambiani, circa 4.000, presenti in Libia e Niger sono stati rimpatriati, beneficiando di progetti di reintegro il cui impatto è stato molto limitato. Non solo, anche in conseguenza del cambio di regime avvenuto alla fine del 2017, è aumentato il numero di dinieghi di protezione concessi ai migranti gambiani arrivati sul territorio europeo. Nel 2018 sono state 5.845 i provvedimenti di espulsione ai danni di cittadini gambiani all'interno dell'Unione europea e 740 gli effettivi rimpatri, in particolare dalla Germania. I rimpatri di migranti, sia dall'UE sia dai paesi di transito, hanno acceso un forte dibattito pubblico nel Paese.(Segue)