Ad Amatrice la lunga notte del ricordo

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Alle 3,36 del mattino i rintocchi ripetuti delle campane hanno spezzato il silenzio di fronte a quel resta della chiesa di Sant’Agostino. Oltre seicento fiaccole hanno bucato la notte ricordando la tragedia che si è consumata tre anni fa, quanto le scosse di terremoto hanno praticamente raso al suolo Amatrice, segnando per sempre le esistenze dei suoi cittadini. Stanotte gli abitanti della cittadina laziale hanno voluto stringersi in quanto comunità per condividere il dolore e il ricordo delle 239 vittime del sisma. 

Le celebrazioni sono iniziate all'1.30, con la veglia che si è svolta presso il palazzetto dello Sport, celebrata dal vescovo di Rieti, Domenico Pompili. I 400 posti a sedere sistemati davanti all’altare erano riservati ai parenti e ai familiari delle vittime, gli altri 450 posti sulle tribune agli altri cittadini. Non c’è la politica. L’unico amministratore presente è l’ex sindaco e oggi consigliere regionale di Fratelli d’Italia Sergio Pirozzi, che tutti qui salutano come un amico, un semplice concittadino. 

Terremoto centro Italia, "ci sono rabbia e disillusione"  

Al termine della veglia di preghiera alla presenza del vescovo Pompili, la folla ha impugnato le fiaccole e per la prima volta ha sfilato, in assoluto silenzio, lungo corso Umberto, camminando dentro la zona rossa. La luce delle candele ha illuminato gli scheletri ancora in piedi dei palazzi, i cumoli di macerie ancora visibili. La folla ha raggiunto la chiesa di Sant'Agostino. Dove, scanditi dai rintocchi della campana, sono stati letti uno ad uno i nomi delle vittime. In tanti hanno lasciato i lumini accanto ai cumuli di macerie, di fronte alla propria casa che non c’è più. Infine la preghiera di chiusura nel parco Don Minozzi.  

"A tre anni dal terremoto siamo comprensibilmente centrati sui ritardi della ricostruzione, sullo spopolamento, su una burocrazia che non conosce deroga, sul disamore che si intravvede rispetto a questa bellissima terra. Questo è il mondo vecchio. Non basta però quest'analisi indiscutibile. Occorre un'altra cosa: ci vuole una 'visione'. Questo è il mondo nuovo'', ha detto il vescovo di Rieti durante l'omelia. ''A dire il vero - ha aggiunto - più che una visione in questi tre anni sono prevalsi 'punti di vista' diversi, anche a motivo dell'alternarsi di Governi, di responsabilità personali, di varia umanità. E la tendenza ogni volta è stata quella di ricominciare daccapo, nel modo esattamente contrario a chi è venuto prima''. ''L'effetto inevitabilmente - rileva - non poteva essere che lo stallo. Senza un progetto, cioè senza un respiro lungo non si va da nessuna parte. E come si vede, proprio in questi giorni, l'Italia stessa boccheggia". 

"In questi tre anni abbiamo continuato a gridare, che è una cosa diversa dalla rabbia. Il grido è una forma di espressione di se stessi a dispetto della condizione che ci circonda. Perciò finché c'è gente che grida questo è un segno di speranza", aveva detto Pompili parlando agli oltre 500 cittadini sopravvissuti al terremoto durante la cerimonia che si è conclusa alle 4 del mattino davanti a quel che resta della chiesa di Sant'Agostino. 

STRISCIONE IRONICO A CONFIGNO, ZINGARETTI E PIROZZI A BRACCETTO - Il governatore del Lazio Nicola Zingaretti e l'ex sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi sono raffigurati mano nella mano su uno striscione che l'imprenditore e presidente del Trastevere Calcio (serie d) Pierluigi Betturri ha fissato già un anno fa sulla facciata del suo palazzo di famiglia di metà 800 a Configno, una frazione a sette chilometri da Amatrice. L'orologio in cima al palazzo è fermo alle 3.36, l'orario esatto in cui la terra ha iniziato a tremare. "Per poter restaurare casa mia - conclude Betturri - vanno applicate tutte le normative urbanistiche correnti e i tempi si allungano enormemente. Questo sistema non ci consente di uscire da una crisi del genere".