Addio al gesuita critico cinematografico amico di Pasolini

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Città del Vaticano, 26 set. (askanews) - Si sono svolti stamane presso la cappella della Civiltà cattolica, a Roma, i funerali del padre Virgilio Fantuzzi (15 febbraio 1937 - 24 settembre 2019), critico cinematografico dell'autorevole quindicinale dei gesuiti.

Tra le personalità del cinema presenti alle esequie, i registi Marco Bellocchio e Liliana Cavani.

Esperto di arti figurative, fin da giovane il padre Fantuzzi si avvicinò al mondo del cinema d'autore, perfezionandosi alla Sorbona di Parigi con il celebre semiologo Christian Metz. Seguì in qualità di "assistente volontario" Pier Paolo Pasolini, con il quale nacque una vera e propria amicizia, e frequentò i set di Roberto Rossellini e Federico Fellini a Cinecittà. Tra i suoi autori preferiti, Bergman, Bresson, Bunuel, e, in Italia, Bernardo Bertolucci, Sergio Citti, Paolo e Vittorio Taviani, Ermanno Olmi, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Paolo Benvenuti. Con molti di loro il gesuita ha intrattenuto cordiali rapporti personali. Oltre a scrivere per la Civiltà cattolica - alcuni suoi articolo sono raccolti in due volumi, "Cinema sacro e profano" (1983) e "Luce in sala. La ricerca del divino nel cinema" (2018 - padre Fantuzzi, con stessa libertà di spirito, vastità culturale e profondità spirituale, ha tenuto corsi di cinema alla Pontificia Università Gregoriana.

Padre Fantuzzi è stato "un acutissimo interprete, che usava per le sue scoperte un linguaggio semplice, diretto, che è molto raro per un critico", ha commentato Bellocchio.

La Civiltà cattolica ha citato il fondatore della Compagnia di Gesù: "Per chi conosce la spiritualità di sant'Igna­zio, c'è una espressione classica che è 'cercare e trovare Dio in tutte le cose'. P. Virgilio Fantuzzi lo ha cercato nell'ambito del cinema. Que­sta è stata la sua missione".

Il direttore del quindicinale, padre Antonio Spadaro, che di padre Fantuzzi è stato allievo, ha sottolineato, al termine delle esequie, che il confratello insegnava a vedere il cinema "fuori dagli schemi, e anche contro gli schemi" ed ha ricordato che Papa Francesco, per il quale padre Fantuzzi nutriva ammirazione e affetto, ha avuto a scrivergli un biglietto di ringraziamento, nel recente passato, con un incipit che lo aveva colpito: "Caro fratello".

Confratelli, compaesani del mantovano, amici degli scout, ex allievi hanno affollato la cappella per la cerimonia conclusa con una breve processione ed un'ultima benedizione all'ingresso della sede della rivista.

L'omelia dei funerali, celebrati dal delegato della Curia generalizia dei gesuiti per le Case internazionali di Roma, padre Juan Antonio Guerrero Alves, è stata pronunciata da padre Federico Lombardi, oggi responsabile della comunità della Civiltà cattolica, in passato portavoce vaticano, direttore generale della Radio vaticana, presidente del Centro televisivo vaticano, nonché provinciale italiano dei gesuiti e vicedirettore della Civiltà cattolica. Con la critica cinematografica padre Fantuzzi conduceva "dalle cose visibili alle cose invisibili", ha sottolineato padre Lombardi, amico di lunga data del confratello, e "cercava sempre attraverso le immagini il senso delle cose, fino a incontrarsi con il mistero". Nel suo ricordo, padre Lombardi, la voce rotta in più momenti dalla commozione, ha richiamato un'affermazione di Papa Francesco particolarmente cara al padre Fantuzzi: "Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio è nella sua vita. Lo si può e lo si deve cercare in ogni vita umana. Anche se la vita di una persona è un terreno pieno di spine ed erbacce, c'è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere. Bisogna fidarsi di Dio".

Per l'ultimo saluto al padre Fantuzzi - le Scritture, ha detto padre Lombardi, sono state "lampada per i suoi passi e luce per il suo cammino - è stata scelta la conclusione del capitolo 11 del Vangelo di Matteo: "In quel tempo Gesù disse: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero".