Addio a Andy Fletcher, tastierista e co-fondatore dei Depeche Mode: aveva 60 anni

Andy fletcher
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Lutto nel mondo della musica: il tastierista e co-fondatore dei Depeche Mode, Andy Fletcher, è morto all’età di 60 anni. La notizia è stata resa nota dalla band sui loro canali ufficiali.

Addio a Andy Fletcher, tastierista e co-fondatore dei Depeche Mode: aveva 60 anni

Nella serata di giovedì 26 maggio, il co-fondatore e tastierista dei Depeche Mode, Andy Fletcher, è morto all’età di 60 anni. L’improvvisa scomparsa del musicista è stata comunicata dalla band che ha postato un comunicato sui suoi canali social ufficiali.

Il messaggio del gruppo musicale capitanato da Dave Gahan riporta quanto segue: “Siamo scioccati e devastati dalla tristezza per la prematura scomparsa del nostro caro amico, membro di famiglia e compagno di band Andy ‘Fletch’ Fletcher. Aveva davvero un cuore d’oro ed era sempre presente per offrire supporto, una conversazione vivace, una bella risata o una pinta di birra ghiacciata. I nostri cuori sono con la famiglia e chiediamo di rispettare la privacy dei familiariin questo momento difficile”.

A momento, non è ancora stato rivelato quale sia stata la causa del decesso di Fletcher.

Fletcher sui Depache Mode: “Nel gruppo porto l’elemento pop”

Andy Fletcher, classe 1961, in occasione di un’intervista rilasciata a Die Welt nel 2009, aveva dichiarato: “Sono un musicista, ma per strada nessuno mi riconosce. Nel gruppo porto l’elemento pop. Martin Gore, che scrive la maggior parte delle canzoni, ama il blues americano e il country. Dave [Gahan] ha scoperto il jazz da solo. Dal canto mio, probabilmente resterò eternamente fedele alle semplici melodie pop e alla leggerezza che rappresentano – e ha aggiunto –. Sono solo il tizio alto sullo sfondo, senza il quale questa multinazionale chiamata Depeche Mode non avrebbe mai funzionato. C’è questo grande malinteso sul fatto che nei gruppi con le chitarre i veri uomini suonano gli strumenti veri, mentre in una band di sintetizzatori come i Depeche Mode nessuno lavora, perché a fare tutto sono le macchine. È una c*zzata. A parte il cantante, il pubblico non sa davvero quale ruolo abbia il musicista all’interno del gruppo. Band come i Kraftwerk o i Depeche Mode in realtà funzionano come divisioni di collettivi di lavoro. Il contributo di ogni individuo rimane invisibile. E poiché non mi spingo in primo piano, molti mi scambiano per l’ultima ruota del carro. A volte è frustrante non essere presi sul serio. Dopotutto, potresti anche dire che il mio lavoro è il più importante; senza di me non ci sarebbe più la band. Ma nelle grandi aziende succede la stessa cosa: le persone che fanno un buon lavoro in secondo piano non ottengono la stessa attenzione di quelle che si mettono al microfono e annunciano i buoni dati sulle trimestrali”.

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