Addio campo largo, si va verso un'area Draghi.

Agf

AGI - Quella di ieri, con la mancata fiducia al governo Draghi, è una cesura netta nella storia recente del Partito Democratico. "Ora pensiamo a noi", dice Enrico Letta ai gruppi parlamentari riuniti nella sala del Mappamondo di Montecitorio, la stessa sala in cui solo sei mesi fa il segretario aveva aperto alla rielezione di Sergio Mattarella, fra gli applausi.

Applausi che, seppur di segno diverso, sottolineano il passaggio di Letta sulla crisi in corso: l'asse con il M5s è spezzato, il campo largo se non è chiuso per sempre, è senz'altro da ripensare con protagonisti nuovi. Letta non accetta alibi da chi ha prodotto e consumato lo strappo nel governo: la responsabilità è condivisa da tutti quelli che hanno fatto mancare la fiducia.

Anche da Giuseppe Conte, dunque, con il quale il segretario dem ha mediato tutto il giorno, anche personalmente, incontrandolo assieme a Roberto Speranza. Non è stato il solo: Dario Franceschini, assieme al Cinque Stelle Federico D'Incà, è stato protagonista di una lunga giornata di incontri, triangolazioni con gli altri partiti, tentativi di trovare la formula magica in grado di dare nuova linfa all'esecutivo.

Speranze che si sono infrante alla richiesta del centrodestra di varare un nuovo governo Draghi: uno schiaffo al premier, dopo che lo stesso Draghi aveva annunciato che non avrebbe dato corso a un nuovo esecutivo. Conte pero', nemmeno davanti a una novità politica che avrebbe potuto consentire di lasciare il cerino nelle mani di Matteo Salvini, ha colto l'occasione, lasciando i dem soli a combattere. "Siamo stati soli a difendere la linearità delle scelte giuste per il nostro Paese", dice Letta ai suoi parlamentari.

Per questo "ora pensiamo a noi" è la certificazione di un nuovo corso che comincia con una campagna elettorale estiva. Un campagna che, dice il segretario, si preannuncia "surreale". E, tuttavia, il Partito democratico ha dato prova di saper gestire appuntamenti di questo tipo, ricorda Letta riferendosi alle regionali del 2021. E' l'nizio della campagna elettorale che Letta chiede di affrontare "con gli occhi di tigre".

Una formula che bene ha portato ai dem alle ultime amministrative vinte in città difficili come Verona. Letta è fiducioso di poter ripetere l'impresa: "Coloro che dai divani di una villa di Roma hanno fatto una scelta di potere, disinteressandosi dagli interessi del Paese, hanno fatto male i propri conti".

Archiviato il campo largo, quello che sembra delinearsi è una sfida tra un'area Draghi formata dai partiti che ieri hanno votato la fiducia e gli altri, il centrodestra da una parte e il M5s, dall'altra. "Il segretario è stato chiaro nel dire che ci sono responsabilità evidenti, che c'è stato chi ha voluto lo sfascio. Sono tre partiti, la Lega, Forza Italia e Movimento 5 Stelle", osserva la deputata Pd Anna Ascani. Per farlo, tuttavia, occorre riannodare o stringere le maglie fra il Pd e gli altri partiti che si candidano a fare parte di quest'area. Insieme per l'Italia, Itaia Viva e Azione, prima di tutto.

Il capogruppo renziano al Senato, Davide Faraone, sembra spingere in questa direzione quando invoca l'annullamento delle primarie in Sicilia fra Pd e M5s. "In queste settimane abbiamo ricevuto numerosi appelli dal Pd a partecipare alle primarie siciliane che si terranno domenica prossima, voglio ringraziare il segretario Barbagallo per la cortesia dimostrata. Adesso siamo noi pero' a fare un appello agli amici del Pd: annullate le primarie".

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