Addio a Marco Ferretti, storico capo dei 'commessi' della Camera

Bruno Alberti
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AGI - Il suo nome non era certo noto a tutti ma tantissimi sono gli italiani che lo hanno visto innumerevoli volte nel corso dei tg e delle dirette da Montecitorio. Anche per questo Marco Ferretti era a buon diritto una sorta di 'istituzione' nell'Istituzione.

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Perchè quarant'anni trascorsi dentro il Palazzo significano un punto di vista sulla vita politica e istituzionale del Paese che solo un assistente parlamentare, un 'commesso' nel linguaggio corrente, può avere. Uno di quei punti di vista privilegiati per i quali avrebbero fatto 'follie' generazioni di cronisti parlamentari, proprio quelli che lui, garbatamente, ha - tra l'altro - contribuito a 'gestire' assicurando a tutti la giusta distanza, il giusto spazio. Marco Ferretti è scomparso dopo una lunga degenza, protrattasi sin da Natale, dovuta al Covid.

Affabile, sempre sorridente quanto fermo nel segnare le più o meno tangibili linee di demarcazione che segnano le aree off limits del Palazzo, i cronisti li conosceva bene quanto loro apprezzavano lui. Prima nella postazione della Sala stampa, poi via via, salendo di grado, in una di quelle più calde: il Corridoio dei ministri. In termini anche qui più correnti, uno dei punti più 'presi d'assalto' dai giornalisti alla Camera, nella gara alla frase in più: il corridoio dal quale arrivano e se ne vanno dalla Camera i presidenti del Consiglio.

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Marco Ferretti è stato per anni a 'presidiare' quella sorta di frontiera, tenendo lo spazio senza bisogno di altro che di un mezzo sorriso per far capire che proprio non si poteva, che occorreva portare pazienza. E rispetto. E accudendo presidenti del Consiglio e ministri (e presidenti della Camera e della Repubblica appena nominati) prima o dopo votazioni importanti o dibattiti.
Quel sorriso, quella cortese fermezza temperata da una lunghissima esperienza attraverso le diverse stagioni della vita politica nazionale, ora ne tratteggiano un ricordo unanime in quanti, parlamentari, colleghi, funzionari, giornalisti lo hanno conosciuto. (AGI)