Addio a “Mr Order”, John Bercow lascia la Camera dei Comuni a Londra

john bercow

Doveva essere il giorno delle Brexit ma si è rivelato il giorno della Berxit: il noto “Mr Order”, John Bercow, ha lasciato la Camera dei Comuni il 31 ottobre 2019. Dal 2009, secondo alcune stime, avrebbe urlato “Order” in aula almeno 14 mila volte. “Sono grato a ognuno di voi, vi ringrazio uno ad uno” ha detto nel suo ultimo giorno ai deputati. Il suo stile eccentrico è stato catturato da un servizio fotografico concesso alla Press Association in giro per le strade di Londra e su alcuni ponti di Westminster.

John Bercow, “Mr Order”

Nonostante fosse contrario alla Brexit, John Bercow è stato elogiato e ricordato dal primi ministro britannico Boris Johnson. Il 56enne, infatti, ha deciso di lasciare il suo incarico decennale di presidente della Camera dei Comuni per dedicare più tempo alla sua famiglia. Il suo successore, inoltre, verrà eletto il prossimo 4 novembre: secondo indiscrezioni potrebbe trattarsi di Lindsay Hoyle, vice di Bercow. Mr Speaker o Mr Order ha votato contro al referendum consultivo sulla Brexit del 23 giugno 2016, ma nonostante ciò il premier Johnson lo ha ricordato come “grande servitore dello Stato e arbitro interventista che ha caratterizzato l’aula con volée e smash decisi”. Inoltre, anche il divorzista radicale Jacob Rees-Mogg ha omaggiato il collega. Corbyn, infine, ha omaggiato “la sua capacità di promuovere la democrazia parlamentare all’estero”.

L’eredita di Mr Order

Bercow era adorato all’estero ma detestato in patria. Grazie a lui, però, il Regno Unito ha evitato un’uscita dall’Ue con “no deal”. “La sua volontà innovativa di interpretare la sua funzione è stata fondamentale per evitare il No Deal fissato al 31 ottobre”. Nonostante fosse contrario al divorzio dall’Unione, Bercow verrà ricordato per la sua simpatia e il suo “Orderrrr!” urlato in aula almeno 14 mila volte. Una volta lasciato il Parlamento non è chiaro cosa intende fare Bercow, che in un’intervista aveva dichiarato: “Adoro lo sport, l’istruzione, la mobilità sociale e un giorno potrei dedicarmi a tempo pieno per questo”.

“Il paradiso – ha proseguito – me lo immagino con me che riesco ad andare nello stesso anno a tutti e quattro i tornei di Grande Slam di tennis: sono stato più volte a New York, a Wimbledon vado praticamente sempre, al Roland Garros nel 2015, ma mai per esempio agli open in Australia. Ora queste cose non posso farle perché sbattono con i miei impegni da speaker. Ma uno di questi giorni, chissà, magari sarò libero”. Ora finalmente lo è.