Addio a Ndakasi, la gorilla dei selfie è morta tra le braccia del “papà”

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(Photo: Virunga National Park)
(Photo: Virunga National Park)

E’ lutto nel parco dei Virunga, nell’Est della Repubblica democratica del Congo, dopo la morte di una celebre gorilla di montagna di nome Ndakasi. Collocato nella turbolente provincia del Nord Kivu, il parco nazionale dei Virunga - patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1979, decretato in pericolo dal 1994 - è spesso al centro di una triste cronaca per gli attacchi a ranger incaricati della sorveglianza e a civili. Ndakasi era diventata famosa quando, nell’agosto 2019, si era fatta fotografare, insieme all’amica Ndeze: testa alta, posa apparentemente naturale, in poche ore il ‘selfie’ dei due gorilla aveva fatto il giro del mondo.

Ndakasi, gorilla nata nell’aprile 2007, era stata ritrovata a soli due mesi dai ranger del parco, aggrappata al corpo senza vita della madre, uccisa poche ore prima dai bracconieri. La gorillina era stata allora trasferita in un centro di soccorso a Goma, dove a prendersi cura di lei è sempre stato Andrè Bauma, che le ha dato calore e conforto per aiutarla a recuperare dal trauma della perdita della sua famiglia. E proprio tra le braccia di Andrè la gorilla, nel frattempo cresciuta, è deceduta; e la foto dei due, ritratti insieme, con Ndakasi abbandonata sul petto del suo papa, è struggente.

Dopo un lungo periodo di riabilitazione, Ndakasi era stata trasferita al Centro Senkwekwe, l’orfanotrofio per gorilla nei Virunga, aperto dal 2009. Per oltre 11 anni Ndakasi ha vissuto una vita pacifica con i suoi custodi, Andrè e Patrick Sadiki Karabaranga, assieme ad altri gorilla di montagna rimasti anche loro orfani. Dal 26 settembre le sue condizioni di salute era rapidamente peggiorate, dopo una lunga malattia, e la gorilla si è spenta nelle braccia del suo custode ed amico di sempre, Andrè.

Luogo unico per la ricchezza della sua biodiversità, il parco dei Virunga è famoso in tutto il mondo come remoto rifugio delle ultime specie di gorilla di montagna, ma è diventato una vera e propria polveriera in una regione storicamente instabile, al confine con il Rwanda, già teatro della cosiddetta grande guerra africana, combattuta tra il 1998 e il 2003. Da allora il Virunga, uno spazio di 7.800 km2 che ospita importanti popolazioni di elefanti, ippopotami, okapi e scimpanzè, è il covo di numerosi gruppi armati che minacciano il futuro della più vecchia area protetta di tutta l’Africa, in primis dei rangers che ne assicurano la protezione e di chiunque si avvicini e possa minacciare i loro interessi.

Secondo un bilancio diffuso dalle stesse autorità del parco, negli ultimi 25 anni almeno 200 ranger sono stati uccisi al suo interno per difendere animali e civili. Un pesante bilancio che fa del Virunga l’area naturale protetta che ha pagato il più alto tributo di sangue al mondo proprio per la sua tutela. La maggior parte degli ultimi attacchi mortali compiuti ai danni delle guardie sono stati messi a segno dai miliziani Mayi Mayi, uno dei tanti gruppi armati che seminano morte nella regione e si contendono il controllo delle risorse naturali e minerarie.
E’ proprio nell’area del parco che lo scorso febbraio l’ambasciatore italiano in Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, e un militare dell’Arma dei Carabinieri hanno perso la vita nell’attacco ad un convoglio della locale missione Onu, la Monusco, non lontano dalla città di Butembo, nell’Est del Paese dei Grandi Laghi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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