Aderenza cure? La squadra vincente è infermiere-medico di famiglia

Mpd

Roma, 18 set. (askanews) - I medici di famiglia lo hanno detto chiaro: la figura professionale che, oltre al medico, può meglio intervenire nel miglioramento dell'aderenza terapeutica (in questo caso nel campo cardiovascolare) è l'infermiere che lavora con il medico di medicina generale. Il dato emerge dall'analisi condotta dal CREA dell'Università di Tor Vergata di Roma assieme al Centro studi Fimmg, Federazione medici di medicina generale e ha avuto come oggetto i problemi di aderenza alle terapie in campo cardiovascolare. "La squadra vincente è infermiere-medico di famiglia - sottolinea Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche intervenuto alla presentazione -. L'analisi Crea-Fimmg lo mette in evidenza e questo dato deve guidare le scelte del nuovo ministro Roberto Speranza e della Conferenza delle Regioni a partire dal nuovo Patto per la salute. I presupposti ci sono per avviare un confronto fattivo con i medici di medicina generale. Ciò che va scongiurato è il rischio di interventi regionali e territoriali lontani dai bisogni e frammentati, per avere una politica unitaria e sistemica sull'aderenza alle terapie e la gestione della cronicità coerenti con il nuovo quadro epidemiologico emergente. Con la micro-équipe infermiere-Mmg sul territorio parte davvero il Piano nazionale della cronicità ancora inattuato in alcune Regioni".

Obiettivo primario dello studio è stato quello di analizzare le principali criticità connesse alla aderenza alle terapie farmaceutiche, mediante l'implementazione di una survey condotta, a livello nazionale, sui medici di medicina generale (Mmg). L'attenzione si è focalizzata sull'ambito cardiovascolare, sebbene per completezza si siano indagate alcune questioni anche in modo più generale.

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