Adi, in 50% reparti Covid nutrizione pazienti sottovalutata

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Nella metà dei reparti Covid-19, allestiti nelle strutture ospedaliere italiane non è stata elaborata un’apposita procedura per la gestione della nutrizione dei pazienti ricoverati. Lo rivela un’indagine condotta, nel periodo marzo-luglio 2020, dall’Adi, Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) su un campione di circa 250 operatori sanitari, medici e dietisti, che lavorano nelle strutture sanitarie italiane.

Il 74% dei professionisti intervistati dichiara, infatti, di non essere riuscito, durante l’emergenza della primavera scorsa, a fare uno screening nutrizionale dei pazienti Covid-19 ricoverati, il 93% non è riuscito neanche a rilevarne il peso, il 53% non ha adottato un sistema di monitoraggio dell’apporto calorico proteico e quasi nel 70% dei casi non è stato elaborato un apposito regime dietetico ospedaliero.

Tutte le più importanti società scientifiche che si occupano di nutrizione e che hanno formulato linee guida e raccomandazioni per il trattamento nutrizionale del malato Covid-19, sia in reparto ordinario di degenza che in terapia intensiva, convengono sulla necessità di fare lo screening nutrizionale del paziente entro le prime 48 ore dal ricovero ed instaurare una terapia nutrizionale appropriata appena necessario. Solo il 45% degli specialisti intervistati dall’Adi è riuscito a mettere in pratica le suddette raccomandazioni, anche perché solo il 38% degli ospedali in cui operano è dotato di Unità operative di nutrizione clinica e dietetica, strutture dedicata alla diagnosi e cura delle patologie legate alla nutrizione.

"Lo stato di emergenza in cui si è operato - dice Carmela Bagnato, segretario generale Adi - ha portato a trascurare parametri fondamentali per diagnosticare stato di malnutrizione per eccesso, obesità, o per difetto, malnutrizione proteico calorica e sarcopenia. Tutte condizioni che portano ad un aumento delle complicanze, della durata di degenza e della mortalità da Covid, come dimostrano i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità. L’indagine ci restituisce una fotografia delle difficoltà che le strutture sanitarie e i medici si sono trovati ad affrontare negli scorsi mesi e che stanno rivivendo in queste ore, ma è evidente che la nutrizione venga ancora sottovalutata dal sistema sanitario nazionale”.

È indispensabile, secondo Adi, che tutti i pazienti affetti da Covid-19 vengano sottoposti a screening nutrizionali, valutazione dello stato nutrizionale ed appropriato trattamento nutrizionale al fine di ridurre efficacemente le complicanze e migliorare gli esiti clinici della malattia. Per evitare, quindi, nella seconda ondata dei contagi, il ripetersi di quanto rilevato negli scorsi mesi dagli operatori sanitari, l’Adi propone di attivare una rete integrata di servizi sociosanitari che porti avanti piani di prevenzione efficaci per ridurre la prevalenza delle patologie croniche che comunque rappresentano, anche in tempi di pandemia, le principali cause di ospedalizzazione e di mortalità, e che coinvolga la popolazione.

Ma serve anche: attivare strutture ospedaliere di nutrizione clinica e dietologia su tutto il territorio nazionale, come già previsto dalla Conferenza Stato-Regioni sulle criticità nutrizionali nel novembre 2016, che abbiano capacità di risposta, diagnosi e trattamento della malnutrizione, in tutti i suoi vari aspetti, per i pazienti acuti ospedalizzati, sia nell’attuale scenario di emergenza coronavirus, sia in regime di assistenza ordinaria; attuare la riorganizzazione delle reti ospedaliere, necessaria per garantire standard di qualità elevati ed omogenei nella gestione delle malattie croniche ed acute che richiedono un intervento nutrizionale per garantire una copertura piena dei mutati bisogni assistenziali in una logica di maggiore integrazione/interazione funzionale tra le strutture ospedaliere e quelle territoriali.