ADSI su caso Venezia: serve collaborazione fra pubblico e privati in piano nazionale per protezione e valorizzazione del patrimonio culturale

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Art Bonus deve diventare strumento per la raccolta di capitali, a beneficio di tutti i beni culturali, pubblici e privati 

Roma, 27 novembre 2019 – ADSI, Associazione Dimore Storiche Italiane, che riunisce 4500 titolari di dimore storiche presenti in tutta Italia, di cui circa cento situate a Venezia e quattrocento in tutto il Veneto, ha seguito con apprensione l’evoluzione della situazione nella città lagunare. 

Giacomo di Thiene, Presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, architetto, ha dichiarato oggi, a margine di un confronto fra i proprietari, tenutosi a livello regionale: “La conta dei danni provocati dall’esposizione protratta, per oltre una settimana, all’acqua alta salmastra è appena cominciata, anche da parte dei proprietari dei beni culturali privati. È facile prevedere che l’impatto sulla stabilità di strutture architettoniche già fragili sarà considerevole, anche se non sempre immediatamente visibile.  

La situazione di Venezia, come di altre parti d’Italia, ad esempio la Liguria, così spesso flagellate da eventi atmosferici violenti, non si può più considerare straordinaria: è ormai necessario che tutte le parti interessate, sia pubbliche che private, cooperino nella definizione di un piano nazionale di interventi per la protezione del nostro patrimonio culturale, che, con il protrarsi della stasi economica, diventa una risorsa sempre più importante per il nostro Paese”. 

ADSI ritiene che lo strumento dell’Art Bonus, proposto nel 2014 dal Ministero dei Beni Culturali, che prevede un credito di imposta al 65% per le imprese e i privati che destinano erogazioni liberali al sostegno e al restauro di beni culturali pubblici, abbia un’importanza strategica e la possibilità di attirare anche importanti finanziamenti esteri. Di fatto le somme di danaro versate dai singoli cittadini e destinate al salvataggio di monumenti e opere d’arte dovrebbero essere considerate alla stregua di imposte già versate. 

“L’Art Bonus è uno strumento fondamentale per attirare capitali privati, per coinvolgere grandi mecenati ed imprese in un vasto programma di manutenzione del nostro patrimonio culturale” ha proseguito Giacomo di Thiene. “Un programma nazionale che non punti solo a proteggere città come Venezia, note in tutto il mondo, ma anche singoli beni culturali situati in aree meno note, che tuttavia rappresentano un’attrattiva importante per quei territori. Pensiamo ad esempio ai piccoli centri e agli immobili storici gravemente danneggiati dai terremoti, in tante parti d’Italia. 

In generale è importante estendere lo scopo dell’Art Bonus a tutti i beni culturali presenti sul territorio nazionale, pubblici e privati, perché non esiste un patrimonio culturale di serie A e uno di serie B: tutti i beni culturali soggetti a vincolo, perché ritenuti di interesse storico-artistico, debbono poter aver accesso a strumenti per il finanziamento di interventi di restauro che puntino sia alla protezione, da circostanze “straordinarie”, sia alla loro manutenzione e valorizzazione. Altrimenti non sarà possibile garantirne la sopravvivenza né, tantomeno, quel recupero necessario per far sì che diventino elementi di richiamo non solo nelle città d’arte, ma soprattutto nei territori interni, in quei luoghi e borghi che grazie a questo patrimonio potrebbero rinascere”. 

Associazione Nazionale Dimore Storiche  

L’Associazione Dimore Storiche italiane, Ente morale riconosciuto senza fini di lucro, è l’associazione che riunisce i titolari di dimore storiche presenti in tutta Italia.  

Nata nel 1977, l’Associazione conta attualmente circa 4500 soci e rappresenta una componente significativa del patrimonio storico e artistico del nostro Paese.  

L’Associazione promuove attività di sensibilizzazione per favorire la conservazione, la valorizzazione e la gestione delle dimore storiche, affinché tali immobili, di valore storico-artistico e di interesse per la collettività, possano essere tutelati e tramandati alle generazioni future nelle condizioni migliori.  

Questo impegno è rivolto in tre direzioni: verso i soci stessi, proprietari dei beni; verso le Istituzioni centrali e territoriali, competenti sui diversi aspetti della conservazione; verso la pubblica opinione, interessata alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale del Paese.  

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