Afd sostiene il manifesto dei sovranisti ma per ora non lo firma

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AGI - “L'Afd sostiene espressamente l'alleanza” dei sovranisti europei. Parola di Joerg Meuthen, leader del partito dell'ultradestra tedesca, a proposito della dichiarazione comune della destra europea contro il “superstato Ue” lanciata tra gli altri da Viktor Orban, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Marine Le Pen. Rispondendo al portale Nd-news, il presidente di Alternative fuer Deutschland afferma di ritenere che il suo partito “entrerà nell'alleanza in un futuro non lontano”, ma non spiega quali siano i motivi per cui l'Afd non ha ancora firmato il documento. 

Alleanza "contro il centralismo Ue"

Quando il 2 luglio era stata annunciata l'iniziativa di sedici formazioni della destra radicale da tutta l'Europa – comprese appunto Fratelli d'Italia e Lega, oltreché il Pis polacco, l'ungherese Fidesz, il francese Rassemblent National, l'austriaco Fpoe e la spagnola Vox - per una sorta di alleanza “contro il centralismo dell'Ue”, rafforzando le competenze dei singoli Stati membri allo scopo di impedire la nascita di un “superstato” che distruggerebbe “la tradizione europea”, è saltata agli occhi dei commentatori la lista degli assenti: appunto l'Afd, ma anche i Democratici svedesi, i Veri finlandesi, i belgi dell'N-Va e il Partito per la libertà olandese di Geert Wilders

L'idea di un gruppo all'Europarlamento

Le ambizioni dell'alleanza non sono piccole: l'idea è di formare un gruppo parlamentare unito all'Europarlamento. “Dal punto di vista odierno un tale gruppo sarebbe la seconda forza, con l'obiettivo di diventare la prima alle prossime elezioni europee”, ha assicurato il leader dell'Fpoe, Herbert Kickl. I tentativi di unire le forze della destra a destra del Ppe sono antichi come la stessa Ue: ma finora non sono mai state coronate dal successo.  Un caso emblematico da questo punto di vista è proprio l'Afd. A quanto scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung, lo stesso Orban avrebbe dimostrato di “non avere interesse” a una collaborazione con l'ultradestra tedesca, sul banco degli imputati per una politica nazionale eccessivamente radicale persino per il premier ungherese. Piuttosto, si commenta nelle capitali europee, il vero punto è che Orban attualmente è senza gruppo parlamentare, dopo l'esclusione dal Ppe, e la ricerca di nuovi partner dove sistemare i dodici europarlamentari ungheresi è ancora in corso.

Il nodo dell'uscita dall'Unione

In più, commenta sempre Nd, uno degli ostacoli al coinvolgimento dell'Afd nell'internazionale della destra radicale è lo stesso programma presentato per le elezioni tedesche del prossimo 26 settembre, dove la formazione nazional-populista chiede nientemeno che “l'uscita della Germania dall'Unione europea e la fondazione di una nuova comunità economica e d'interessi europea”. Una linea – quella di una “Dexit” dall'Ue – che era stata discussa con grande veemenza al congresso nazionale dell'Afd dello scorso aprile e votata a maggioranza in contrasto con l'indicazione del leader del partito, Meuthen.

Più di una semplice riforma

Si tratta di una formulazione, quell'espressa dall'assise dell'ultradestra tedesca, che cozza evidentemente con l'idea di una semplice anche se “vasta riforma” dell'Ue. “La firma dell'Afd al documento di Orban, Salvini & co apparirebbe in contraddizione con il suo stesso programma elettorale”, si commenta a Berlino. Un dissidio analogo riguarda anche la formazione olandese di Wilders. Lo aveva detto anche la vicepresidente di Fidesz nonché ministra alla Famiglia ungherese Katalin Novak: “Al posto dell'Afd, che al suo congresso ha formulato l'intenzione dell'uscita dall'Ue, cerchiamo la collaborazione con partiti che ambiscono ad una riforma dall'interno dell'Unione”. In un'altra intervista, la stessa ministra Novak ha spiegato che “i nostri partner in Germania sono i partiti conservatori Cdu/Csu. Non abbiamo intenzione di cambiare linea da questo punto di vista”. Un quadro generale che, apparentemente, va nella direzione contrarie alle entusiaste dichiarazione dello stesso Meuthen, che ancora nel 2019 immaginava che l'Afd potesse assumere “un attore centrale” di un'alleanza dell'ultradestra europea, tanto da partecipare al meeting organizzato quello stesso anno da Salvini a Milano.  

La Cdu marca le distanze dalla Lega

A dimostrazione di quanto sia complesso questo intreccio, la stessa Cdu ha voluto sottolineare ancora una volta la distanza verso Salvini, alleato di Orban: “Da noi non c'è posto per la Lega di oggi”, ha detto Daniel Caspary, capo cristiano-democratico all'Europarlamento, su Twitter, salvo dire il giorno prima alla Welt che “se la Lega si dovesse in futuro riconoscere ad una linea esplicitamente europeista potremmo forse parlare di una sua partecipazione al gruppo parlamentare Ppe”. Aggiungendo, infine: “Europeista per noi significa impegnarsi in modo chiaro per tutti i valori europei, vedi alle voci stato di diritto, libertà di stampa e pari opportunità”. 

Gli altri punti di disaccordo

Ovviamente ci sono notevoli differenze all'interno delle varie forze di destra radicale europee anche su altri temi – è sempre la Faz a elencarli - a cominciare dai rapporti con la Russia di Vladimir Putin e, in contrapposizione, con la Nato: l'Alleanza atlantica per il Pis olandese continua ad avere “un ruolo centrale” per la sicurezza dell'Europa, mentre le Pen vorrebbe lasciarla.
Per quanto riguarda i rapporti con l'Ue, nella versione in inglese della dichiarazione dei sedici firmatari si afferma che “il processo dell'integrazione ha contribuito molto a creare strutture durevoli della collaborazione e del mantenimento della pace”, espressione che - come rileva il giornale di Francoforte – scompare del tutto nella versione francese diffusa dal partito di Marine Le Pen.  La leader del Rassemblement national ancora lo scorso fine settimana ha ribadito che “l'integrazione e l'indipendenza nazionale non sono tra loro coniugabili” e che il suo obiettivo è di “liberare la Francia dal giogo dell'Unione europea”, essendo questa “il braccio armato della globalizzazione”.

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