Affamare il cancro: la dieta mima-digiuno alleata delle terapie oncologiche

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Valter Longo (Photo: Valter Longo)
Valter Longo (Photo: Valter Longo)

“Per combattere il cancro le terapie tradizionali da sole non bastano. Diffidate degli oncologi che non prendono in considerazione gli interventi sull’alimentazione che accompagnano le terapie standard, perché oggi abbiamo la certezza che l’alimentazione e il suo impatto sul metabolismo possono svolgere un ruolo centrale per l’efficacia delle terapie”. Lo dice Valter Longo Direttore Laboratorio Longevità e Cancro di IFOM – Istituto Firc di Oncologia Molecolare di Milano e Direttore Istituto di Longevità della University of Southern California di Los Angeles.

“In America già 13mila medici prescrivono il kit mima-digiuno come cura integrativa per ottimizzare i risultati e minimizzare gli effetti negativi delle terapie - dice all’Huffpost -. In Italia siamo ancora molto indietro, ma so che presto le cose cambieranno”.

Abbiamo incontrato il professor Longo in occasione dell’uscita, il 20 settembre, del libro “Il cancro a digiuno” (Vallardi). In estrema sintesi, il concetto è molto immediato: affamare il cancro è un’arma in più per sconfiggerlo.

Dopo 15 anni di ricerche su nutrizione e cancro, cosa è cambiato?

È cambiato tutto: 15 anni fa, c’era solo la teoria. Gli studi si limitavano alle cellule sane, ci chiedevamo come reagivano se le mettevamo a digiuno. I primi i risultati ci hanno incoraggiato, erano positivi, le cellule sane erano come protette da uno scudo. Siamo passati dai test sugli animali, agli studi clinici, sugli uomini; poi gli studi randomizzati. In 15 anni siamo passati da un’idea, ad una terapia, quella del mima-digiuno, che moltiplica l’efficacia delle altre cure. La conclusione è che è cambiato tantissimo, ci sono dati che dimostrano matematicamente che la strada è giusta. Serve ancora la dimostrazione per convincere gli oncologi del mondo, ma questo è un altro discorso.

Cosa serve a convincerli?

Servono almeno 700/800 pazienti, randomizzazione, approvazione dell’FDA (Food and Drug Administration, nda). Io invece, se vedo che in 130 pazienti i risultati sono ottimi, mi dico che meglio di così non poteva andare.

Questo significa che c’è ancora scetticismo intorno alla mima-digiuno? Non viene inserita nei protocolli di cura?

Solo il 5per cento degli oncologi conosce e segue le indicazioni della mima-digiuno. La maggior parte è titubante non perché i dati non siano solidi, ma perché probabilmente è deluso dal fallimento di tante idee circolate in passato. Così sono più cauti, aspettano l’FDA e studi randomizzati. Il processo però è molto lento. Anche lo studio che stiamo facendo ora sulla terapia ormonale: ci vorranno sette anni, 13 milioni di dollari e probabilmente in questo lasso di tempo la terapia standard a cui stiamo abbinando la mima digiuno non si farà più. Capisce bene che se l’oncologo va a caccia di queste approvazioni rischia di non averle in tempo.

E come possiamo uscirne?

In Italia diversi centri di eccellenza nella cura dei tumori, in collaborazione con me, hanno intrapreso interventi integrati di questo tipo, all’interno di una ricerca clinica di fattibilità che coinvolge pazienti colpiti da diversi tipi di tumore e che si basa su protocolli clinici approvati dai comitati etici. Una soluzione ideale fino a quando la terapia integrata non sarà entrata a far parte delle terapie standard, ma che, essendo molto difficile da percorrere per la maggior parte degli oncologi, viene raramente praticata.

Ci aiuta a capire meglio in cosa consiste questa terapia jolly?

Se si toglie nutrimento a un paziente oncologico prima di sottoporlo alla chemioterapia, le cellule normali risponderanno innalzando uno scudo protettivo; le cellule tumorali invece ignoreranno il comando di proteggersi e rimarranno vulnerabili, rendendo così possibile eliminare più cellule tumorali e riducendo i danni alle cellule sane. I nostri studi e quelli di altri ricercatori mostrano che il digiuno, oltre a proteggere le cellule sane, rende le terapie contro i tumori molto più tossiche per il melanoma, il cancro al seno, il tumore alla prostata, al polmone, al colon-retto, il neuroblastoma, la leucemia e altri tipi di cancro. Effetti terapeutici durevoli si raggiungono combinando digiuno o diete mima-digiuno a terapie standard sviluppate e in parte efficaci su specifici tumori.

Ci sono tipi di tumore che rispondono meglio alla mima-digiuno?

La cosa straordinaria è che la risposta è no. Si parla di più del tumore alla mammella perché l’abbiamo studiato di più. L’uso di digiuno e dieta mima-digiuno potrebbe essere applicato a una vasta gamma di tumori, per i quali i farmaci si sono rivelati non sufficientemente efficaci.

È questa la strada giusta?

Partendo dai dati sulle cellule, penso che se potessimo rendere le cellule tumorali dieci volte più sensibili e le cellule sane dieci volte più resistenti alla terapia riusciremmo probabilmente a guarire la maggior parte dei tumori. Per combattere il cancro dovremo combinare terapie standard, come l’immunoterapia o la terapia ormonale, a terapie nutrizionali in cui viene rivoluzionata la disponibilità di nutrienti sia durante sia dopo la terapia. Diffidate degli oncologi che non prendono in considerazione gli interventi sull’alimentazione che accompagnano le terapie standard, perché oggi abbiamo la certezza che l’alimentazione e il suo impatto sul metabolismo possono svolgere un ruolo centrale per l’efficacia delle terapie.

Quindi possiamo immaginare un futuro in cui il medico mi prescriverà insieme ad altre cure anche la mimadigiuno?

Questo non è il futuro, è il presente. Già 13mila medici negli Stati Uniti utilizzano la ProLon.

E in Italia?

Succederà presto, ne sono sicuro. Intanto si può far riferimento alla Fondazione Valter Longodove ci sono medici pronti ad assistervi nell’applicazione di ciò di cui parlo nel libro. Vi invito anche a trovare degli oncologi di ampie vedute, disposti a imboccare nuove strade.

Qualcuno l’ha accusata di fare tutto questo per un tornaconto personale. A partire dal kit

Non mi è mai interessato. Io sono sempre stato focalizzato sul paziente. Ho deciso da subito che non mi sarei tirato indietro. L’unico mio obiettivo era standardizzare la cura: lo stiamo facendo. Stiamo trasformando una nutrizione di 5 giorni un farmaco. Ed è così che deve essere concepita: non come una cosa che si può improvvisare a casa. È un progetto in cui sono già coinvolti cento degli ospedali più grandi al mondo. E di mio non guadagnerò mai niente da tutto questo, da questi kit. Come dai libri. Le assicuro che non è una rinuncia da poco.

Valter Longo (Photo: Valter Longo)
Valter Longo (Photo: Valter Longo)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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