Affanno da virus

(Photo by Mauro Ujetto/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Sono ore intensissime nelle stanze del governo. A metà mattina arriva la comunicazione ufficiale: “La riunione preparatoria del Consiglio dei ministri è stata annullata”. La spiegazione che arriva da Palazzo Chigi è quella attesa: tutte le energie sono rivolte all’emergenza corona virus, gli altri provvedimenti possono aspettare. A sera una fonte di governo stila il seguente bilancio: “Abbiamo passato la giornata a cercare di contenere la Basilicata, le Marche, ma anche la Puglia e la Calabria rischiavano di sfuggirci di mano”. Al punto che Giuseppe Conte ha dovuto usare la sciabola più che il fioretto: “In assenza di coordinamento si renderanno necessarie misure che conterranno le prerogative dei governatori”. Una dichiarazione quasi senza precedenti. 

È solo una parte del tutto. Forse alla fine non così rilevante. Ma è la cifra di un paese che da un lato mette in campo tutte le proprie risorse per evitare il peggio, dall’altro rischia una confusione che può rivelarsi il peggiore dei nemici. Un sistema che ha rischiato seriamente di muoversi totalmente in ordine sparso. La Basilicata ha prima imposto un’improbabile quarantena per chiunque entrasse nei confini della Regione proventi dal nord, poi è tornata in tutta fretta sui suoi passi. Le Marche erano sul punto di disporre la chiusura delle scuole, salvo poi essere dissuasa. E su un analogo piano inclinato stavano scivolando Puglia e Calabria. Domani si costituirà un tavolo di coordinamento per evitare di procedere in ordine sparso. La prima riunione sarà un faccia a faccia, in videoconferenza, con tutti e venti i predidenti di Regione.
La borsa è andata in picchiata, il trasporto ferroviario in tilt, spezzando l’Italia in due proprio a causa di un sospetto caso di virus alla stazione di Casalpusterlengo. Luigi Di Maio si è attivato presso tutti i suoi omologhi transfrontalieri per rassicurare e prevenire una possibile quarantena del Belpaese. “La Lega ci chiede la chiusura delle frontiere - dice una fonte di governo - Ma si rendono conto di cosa voglia dire, economicamente e non? Di quanto tempo ci si metta a riconquistare fiducia e reputazione?”.


La confusione è in parte effetto collaterale messo in conto, in parte panico da tenere sotto controllo. Il decreto varato sabato dal governo ha recepito lo “scenario due”. Sono una serie i di livelli di contromisure studiati a tavolino dall’unità di crisi del ministero della Salute, che corrispondono a diversi gradi di intensità e diffusione del morbo. L’Italia, dopo la prima direttiva emanata dal ministro competente Roberto Speranza, è salita di livello. Uno fra quelli che ha il dossier per le mani non vede all’orizzonte un ulteriore drastico incremento delle misure. Sono informazioni e dati da maneggiare con cura, ma il terzo step verrebbe messo in moto solo in presenza di migliaia di contagi.


Ecco la notizia positiva: la progressione dei nuovi casi è stata al di sotto delle previsioni. C’è poi quella negativa, la vera preoccupazione di tutti quelli che hanno messo la testa sul caso: non si trova il paziente zero. Tutte le valutazioni sono in corso. Il governatore della Lombardia Attilio Fontana parla di “due piste” che si stanno seguendo in queste ore, non si hanno ulteriori dettagli.
Il ragionamento è semplice. Se il cluster del Lodigiano ha avuto la sua esplosione esclusivamente all’interno dell’ospedale che ha ricevuto il paziente uno, quel focolaio si può ritenere, anche se con molta prudenza, in via di contenimento. Ma se così non fosse, un ulteriore diffondersi del corona virus sarebbe del tutto imprevedibile. Si oscilla tra gli inviti a non abbassare la guardia e la necessità di essere prudenti. Fonti del ministero della Salute affermano che la grande discrepanza tra i casi riscontrati in Italia e quelli negli altri paesi europei, oltre all’oggettivo insorgere dei focolai del Nord, ha una spiegazione statistica.

“Qui da noi - raccontano - al momento abbiamo superato i cinquemila soggetti sottoposti ai test. In Francia siamo poco oltre i 450”. Bisogna unire questa informazione al fatto che per oltre l’80% dei casi chi si ammala presenta sintomi da grande raffreddore, affrontabili anche a casa. Vale a dire che quattro casi su cinque sanno di avere il corona virus e non un malanno stagionale proprio grazie ai tamponi specifici. “Non c’è certezza ovviamente - continuano - ma se in Francia o Germania si procedesse intorno ai focolai con test a tappeto così come abbiamo fatto noi i numeri probabilmente salirebbero di molto”.
La caccia al paziente zero è spasmodica. Individuarlo non vorrebbe dire scongiurare altre ondate, con altre possibili origini, ma significherebbe fare un passo fondamentale nella gestione della crisi attuale. Il governo invita a non farsi prendere dal panico. I casi di decessi riguardano persone anziane o con patologie pregresse. Viene citato il caso del primo cinese ammalatosi nel nostro territorio, individuato a Roma. Per giorni in situazioni critiche in terapia intensiva, oggi gode di buona salute. Come a dire: anche nei casi più complicati la via d’uscita c’è.


O almeno: c’è se è a disposizione un reparto adeguato a prestare le cure del caso. Per questo una diffusione più ampia è in queste ore un vero e proprio spettro per tutte le autorità impegnate sul caso. In caso di grandi numeri di contagio, anche se i casi più gravi fossero contenuti, comunque basterebbero a mandare in tilt gli ospedali attrezzati. E la situazione rischierebbe di avvitarsi su se stessa. “Nessuna sottovalutazione, ma nemmeno fobie insensate”, dicono dal ministero della Salute. Mentre continuano a cercare senza sosta il paziente zero.

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