Anniversario Titanic: a 100 anni dall'affondamento

Chissà se Millvina Dean avrebbe approvato: per ricordare (ammesso che qualcuno l’abbia dimenticata) la tragedia del Titanic, gli inglesi hanno deciso di riproporre lo stesso viaggio del piroscafo più drammaticamente celebre al mondo. L’ebrezza della stessa rotta del transatlantico affondato nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 è costata a ognuno dei 1.309 passeggeri odierni della Balmoral, nave da crociera salpata dal porto di Southampton cent’anni dopo il Titanic, dai 3.390 a 7.265 euro. In compenso, gli avventurosi potranno degustare gli stessi piatti del menu originale del Titanic, accompagnati da un’orchestra, come quella che suonò fino a quando il piroscafo fu inghiottito dal mare. La Balmoral spera di passare alla storia ripercorrendo l’identico tragitto del Titanic: da Southampton a Cherbourg, nel nordovest della Francia, e di lì a Cobh, sud dell’Irlanda. Poi, trionfante e in ghingheri, entrerà nell’oceano Atlantico, per raggiungere il punto in cui il Titanic s’inabissò. Lì, si terrà una cerimonia per commemorare le vittime alle 23,40 del giorno 14, l’ora in cui la nave colpì l’iceberg. Un’altra cerimonia, in ogni caso, è prevista alle 2,20 di notte, l’ora esatta in cui il Titanic affondò. Tutto molto commovente, anche se c’è chi storce la bocca traducendo l’“avventura” in un’iniziativa di cattivo gusto. I soliti guastafeste!

Millvina Dean, invece, non potrà più esprimersi. Lei, che era l’ultima sopravvissuta all’affondamento del gigante dei mari di Sua Maestà, se n’è andata il 31 maggio 2009 a 97 anni. Aveva due mesi e mezzo quando salì sul Titanic, per quel viaggio inaugurale che avrebbe dovuto strabiliare il mondo ed ergersi a esempio di modernità ma che, invece, si ridusse a una tragedia simbolicamente proclamante l’addio di un’epoca. Eppure, ciò che accadde a 640 chilometri dall’isola di Terranova, cioè una nave che affonda, non dovrebbe essere considerato un evento “unico” nel suo genere; altre tragedie hanno preceduto e, in tempi più recenti addirittura insistito, nel trovare la sfortuna in acqua.

Ma quella del Titanic è una storia che ha superato ogni altra vicenda marinara. Perché gli ingredienti erano troppi e, soprattutto, eccessivi. La nave più grande, il piroscafo inaffondabile, il transatlantico più ricco, l’imbarcazione che univa l’Europa al Nuovo Mondo. E poi, ancora, la retorica delle classi: i ricchi nelle suite principesche, con tanto di bagno turco, drappeggi tali da suscitare gli “oohhh” di meraviglia, le silenziose sale con biblioteca annessa, i frac degli orchestrali, il camino sempre acceso per un romantico attimo d’amore galleggiante. E i meno fortunati, gli “stivati”, la terza classe, i poveri, i reietti, quelli che non viaggiano ma fuggono da una terra per cercare fortuna altrove. Cercavano una statua della libertà cui poter affidare sogni e speranze.

Il Titanic nasceva con la nomea di inaffondabile. Era stato addirittura costruito in modo tale da poter resistere a un impatto frontale con un’altra nave. Con atteggiamento superbo, si diceva: niente è impossibile per il Titanic, altrimenti non avrebbe un nome simile. Ma la gente del mare sa che i cattivi presagi sono lì, dietro l’angolo, pronti a mostrarsi, come gli dèi agli antichi uomini. Questi ultimi, saggiamente, cercavano di mostrarsi prudenti per non incorrere nelle ire funeste di un qualche dio pronto alla vendetta. Antichi, quindi primitivi: così devono aver pensato gli uomini della White Star Line, progettando un piroscafo che doveva essere tanto inespugnabile da potersi fregiare del nome di Titanic. Gemello di un altro piroscafo, l’Olympic. E qui gli dèi devono aver pensato che quando è troppo è troppo. Così i Titani, immortali, dall’alto del loro di Olimpo, hanno guardato giù, in prossimità dell’isola di Terranova, e hanno deciso che un piccolo incomodo doveva pur essere affrontato da quegli uomini così stolti da sfidare la potenza e la forza assoluta e da credersi invincibili. Un pezzo di ghiaccio, ecco, sì, un piccolo (per loro) pezzo di ghiaccio, così, tanto per metterli alla prova. Se il Titanic è inaffondabile, un iceberg lo proverà.

Ha vinto l’iceberg, hanno vinto i Titani, ha perso il Titanic. Ha vinto la mitologia. E il Titanic è rimasto nella storia per la sua vera unica caratteristica: l’eccesso. Anche nel momento di affondare.

Un piroscafo come quello, inaffondabile, enorme, meraviglioso, superbo, alle 23,40 di domenica 14 aprile 1912 cozza contro un iceberg su lato di dritta. È una “strisciata” di 90 metri, che squarcia sei compartimenti stagni. È la fine. Titanic impiega solo due ore e quaranta minuti ad affondare, un tempo incredibilmente breve per un’imbarcazione di quelle dimensioni. E quando s’inabissa, lo fa in modo violentissimo, un altro eccesso. Si spezza in due tronconi ,perché la prua è sott’acqua, la poppa invece s’è innalzata sopra il livello dell’acqua di qualche metro. La pressione dell’acqua devasta la nave spaccandola in due. E quando le due parti s’inabissano e scendono, scendono, scendono, sempre più velocemente – gli ultimi studi parlano di una velocità, in alcuni momenti, di 40 nodi – finiscono per schiantarsi a 4.000 metri di profondità, dove la pressione è di 3,5 milioni e mezzo di chili per metro quadrato. Perché i Titani le cose le fanno bene. Volete un mito? Beh, eccolo: provate a scendere laggiù, provate a toccare con mano il Titanic. I resti del Titanic sono sparsi su 400 ettari di fondale dal 15 aprile 1912. Con i bagni turchi, l’argenteria, i camini delle suite, e poi abiti, ghette, scarpe, cappelli, biancheria, gioielli, denari, appunti, ricordi, bauli di 1.496 vittime e 705 scampati. Da allora, sono stati recuperati 5.000 oggetti per un valore stimato in circa 189 milioni di dollari. Tra i superstiti, c’era anche J. Bruce Ismay, presidente della società proprietaria del Titanic; si salvò su una delle scialuppe di salvataggio.

Come Millvina Dean, l’ultima del Titanic, che non sappiamo cosa direbbe oggi del viaggio della Balmoral. Quando la nave da crociera sarà laggiù, a 640 chilometri da Terranova, cellulari e macchine digitali immortaleranno quello che oggi si chiama “evento”. Sotto, a quattro chilometri di distanza, gli avanzi arrugginiti del viaggio inaugurale di una nave meravigliosa continueranno a farsi cullare dalle correnti, sapendo che, di tanto in tanto, passano da quelle parti accarezzandoli, Crio, il titano della potenza e della forza; Giapeto, titano della mortalità e Crono, il loro capo, titano del tempo. E, ovviamente, un titano che si chiama Oceano. Forse, con loro, passerà anche la buonanima di Millvina Dean, guarderà in alto e vedrà la Balmoral coi suoi 1.309 passeggeri eccitati. Che staranno fotografando con un cellulare l’oceano, per fermare “l’evento”.

Yahoo! Notizie - Video, Titanic 100 anni dopo

Ricerca

Le notizie del giorno