Afghanistan addio, prepararsi all'impatto

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An Afghan woman and boy sit on a bus taking them to a refugee processing center upon arrival at Dulles International Airport in Dulles, Virginia, U.S., August 24, 2021. REUTERS/Kevin Lamarque (Photo: Kevin Lamarque via Reuters)
An Afghan woman and boy sit on a bus taking them to a refugee processing center upon arrival at Dulles International Airport in Dulles, Virginia, U.S., August 24, 2021. REUTERS/Kevin Lamarque (Photo: Kevin Lamarque via Reuters)

Gli Stati Uniti cedono di fronte all’ultimatum talebano, i partner europei cedono alla decisione degli Stati Uniti: al termine della riunione in videoconferenza del G7 non ci sono sorprese: gli Usa abbandoneranno l’Afghanistan il 31 agosto, mettendo fine definitivamente alle operazioni di evacuazione del paese, gli alleati saranno costretti a farlo tra due o tre giorni, per permettere nelle ultime ore alle truppe americane di smontare la logistica e trasportare via le truppe dall’aeroporto internazionale di Kabul.

La riunione dei sette grandi dura poco più di due ore, la montagna partorisce l’atteso topolino: nessuna resistenza alle minacce dei nuovi padroni dell’Afghanistan di ritorsioni in caso di prolungamento della permanenza nel paese, nessun rischio che metta a repentaglio le forze armate ancora sul campo, promesse di vigilare sul rispetto dei diritti umani, annunci di aiuti umanitari, dichiarazione d’intenti sulla necessità di tenere aperti corridoi umanitari. Bastano sette minuti di intervento a Joe Biden per chiudere la questione: tutti via a fine mese, nel cassetto i piani per rimanere oltre, ma solo in caso di eventi improvvisi che costringano a procrastinare di qualche ora o di qualche giorno l’addio.

Boris Johnson e Mario Draghi si uniscono nella richiesta di trovare un modo per tirare fuori altre persone anche a partire dal primo settembre: “La condizione numero uno su cui insistiamo è un passaggio sicuro oltre il 31, quindi oltre la fase iniziale per coloro che vogliono lasciare l’Afghanistan”, ha detto il primo ministro britannico, “bisogna mantenere un canale di contatto anche dopo la scadenza del 31 agosto e la possibilità di transitare dal paese in modo sicuro”, gli ha fatto eco il presidente del Consiglio, auspicando che si trovi un modo affinché le organizzazioni internazionali continuino a operare sul territorio.

Auspici che sbattono sulla sempre più accentuata intransigenza talebana. In una conferenza stampa convocata in giornata, Zabihullah Mujahid, portavoce dei nuovi signori di Kabul, ha spiegato che l’accesso all’aeroporto internazionale è consentito solo ai cittadini stranieri e non agli afghani. Sono ore drammatiche per l’evacuazione di tutti coloro che hanno collaborato con i governi stranieri, con le agenzie internazionali e con le ong. “Non tutti gli afgani” che vogliono partire potranno farlo, ha sottolineato oggi alla Bbc ancora una volta il ministro della Difesa, Ben Wallace, “non credo che riusciremo a far uscire tutti quelli che intendono farlo” entro il 31 agosto, gli ha fatto eco sconsolato il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas.

Il medesimo auspicio che Lorenzo Guerini spiegava ai parlamentari riuniti per ascoltare il ministro della Difesa con il suo collega degli Esteri, Luigi Di Maio, proprio pochi minuti prima che il G7 si chiudesse e che iniziassero a circolare le prime indiscrezioni, poi confermate, sull’irremovibilità della decisione Usa.

Dal punto di vista strettamente italiano la situazione è sotto controllo. Sono oltre 3.700 gli afghani evacuati, ben oltre il target di 2.500 che il governo si era prefissato, più di 2.600 sono arrivati in Italia. E si conta di portarne via altre centinaia, se non migliaia, con la deadline tricolore fissata per il 27 agosto, data dopo la quale non ci sarà più alcun italiano nel paese, se non i 32 che volontariamente hanno deciso di rimanervi, come spiegato dalla Farnesina.

“Dopo che gli statunitensi avranno lasciato l’aeroporto di Kabul, non sarà comunque possibile, né per l’Italia né per alcun paese della Nato, mantenere una qualunque presenza in Afghanistan”, ha spiegato Di Maio, nonostante il Canada abbia fatto sapere di essere disponibile a lasciare sul campo i propri uomini anche dopo quella data, una posizione rimasta tuttavia isolata tra i paesi occidentali. Nonostante ciò il ministro degli Esteri ha schierato robustamente il governo al fianco dell’alleato atlantico: “Sta tornando di moda una narrazione semplicistica e parziale della realtà, che punta il dito contro un unico Paese: gli Stati Uniti. E oggi contribuisce a fomentare pulsioni anti occidentali, anche nell’opinione pubblica europea”. Per poi ammonire: ““Chi indebolisce comunità euroatlantica sappia che non ci sono alternative”.

Dichiarazioni programmatiche, ma anche in qualche modo preparatorie alla mossa del governo italiano e ribadita da Draghi nel consesso dei grandi: coinvolgere il G20, e dunque Russia e Cina, nella gestione della crisi: “Credo che il G20 possa aiutare il G7 nel coinvolgimento di altri paesi che sono molto importanti perché hanno la possibilità di controllare ciò che accade in Afghanistan”, ha detto il premier ai suoi colleghi, citando anche l’Arabia Saudita, la Turchia e l’India. Si lavora per una sessione nella prima metà di settembre, anticipando lo svolgimento previsto al momento fissato per il 30 e 31 ottobre. Draghi ha avuto il via libera per esplorare questa strada con il sostegno dell’Europa, nonostante le perplessità di alcuni partner per la complessità dell’operazione.

Intanto in ordine sparso i leader si muovono per incrementare gli aiuti umanitari al paese, anche in vista del possibile esodo di profughi previsto per i prossimi mesi, se non settimane. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che l’Ue aumenterà i fondi per gli afgani da 50 a 200 milioni di euro, Di Maio ha lanciato la proposta di aumentare del 30% per quest’anno e per il 50% dall’anno prossimo i fondi per la cooperazione, Angela Merkel ha fissato l’asticella a 600 milioni. Un pannicello caldo per coprire una ritirata che ormai ha tutti i contorni di una fuga precipitosa dal paese. Anche l’ultima mossa disperata di Biden, l’invio del capo della Cia William Burns a Kabul per un ultimo tentativo di trattativa diretta con il futuro presidente Abdul Ghani Baradar, è fallita. Afghanistan addio.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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