Afghanistan, Ahmed Rashid: "Decisione Biden difficile, Talebani aprano a dialogo vero"

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Un "futuro molto incerto". Risponde così Ahmed Rashid se gli si chiede dell'Afghanistan dopo l'annuncio ufficiale di Joe Biden sul ritiro delle truppe Usa entro l'11 settembre, a 20 anni dall'attacco alle Torri Gemelle. "Penso Biden abbia preso una decisione che era molto difficile da prendere", dice da Lahore ad Aki - Adnkronos International l'esperto pakistano di fama mondiale, che invita ad attendere la conferenza di pace promossa dagli Usa che dovrebbe aprirsi il 24 aprile a Istanbul, in Turchia, mentre la speranza è in una "maggiore flessibilità" da parte dei Talebani. Da qui a settembre. Caos, guerra civile, regalare l'Afghanistan ai fondamentalisti, è quello che fa paura.

La speranza, a sette mesi dall'inizio dei difficili colloqui a Doha, è che i Talebani "si siedano al tavolo con il governo afghano e avviino un dialogo per parlare di come si può formare un governo" di unità nazionale, "ma - dice Rashid - il problema penso sia che sinora non abbiamo visto concessioni da parte dei Talebani". "Sono stati estremamente riluttanti nel dare un'idea di che tipo di governo ad interim vogliano - continua - E' importante per i Talebani fare concessioni e aprire al dialogo, un dialogo sincero con il governo di Kabul sul futuro dell'Afghanistan e su quale forma di governo ad interim sia possibile". E, avverte, "se questo non accadrà entro settembre penso vedremo più combattimenti e il ritorno dei pericoli della guerra civile" nel Paese che è teatro del conflitto più lungo nella storia degli Stati Uniti e dove gli Usa di Trump, proprio il 13 aprile del 2017, hanno lanciato la "madre di tutte le bombe" (Moab), la più potente bomba non nucleare mai usata nella storia.

I Talebani insistono per "il ritiro di tutte le forze straniere" dall'Afghanistan "secondo la data indicata nell'accordo di Doha" del febbraio 2020 all'epoca dell'Amministrazione Trump che prevedeva il ritiro entro 14 mesi, entro il primo maggio, e minacciano che in caso di "violazione" di quell'intesa "i problemi peggioreranno", come ha scritto su Twitter il portavoce del cosiddetto 'Emirato islamico dell'Afghanistan', Zabihullah Mujahid. Dopo che ieri il portavoce dell'ufficio politico dei Talebani a Doha, Mahammad Naeem, twittava che il gruppo "non parteciperà a nessuna conferenza" sul futuro dell'Afghanistan "fin quando tutte le forze straniere non si saranno ritirate totalmente" dal Paese martoriato da decenni di guerre

Teme una guerra civile? Rashid risponde insistendo sull'"attendere fino a settembre", convinto che "i Talebani accetteranno" lo slittamento sul ritiro, ma anche del fatto che "il punto è cosa accadrà dopo". Soprattutto se il movimento fondato dal mullah Omar non mostrerà alcuna "flessibilità".

"Dobbiamo vedere cosa accadrà nei prossimi giorni, c'è la conferenza in Turchia, dobbiamo vedere se i Talebani cambieranno la loro posizione. Io - dice il giornalista pakistano autore della trilogia di successo inaugurata da 'Talebani' - spero lo facciano".

Intanto in Afghanistan, secondo i dati della Missione Onu (Unama), da gennaio a marzo si sono contati almeno 573 morti e 1.210 feriti tra i civili, con un balzo del 29% rispetto a stesso periodo del 2020. Oggi, secondo Rashid, non ci sono altre alternative al ritiro. "Penso - conclude - gli americani e i Paesi della Nato siano stanchi e ci sono così tante altre questioni, dalle tensioni con la Cina, alla Russia, all'Iran, al nucleare, tante grandi questioni che l'Occidente deve affrontare".