Afghanistan, Alidad rifugiato in Italia: "I civili prendono le armi, regna la paura"

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Il timore è "un'altra guerra civile". Perché "la popolazione ha cominciato a imbracciare le armi". Le "donne hanno paura". Tanti vogliono fuggire. Ci sono "giornalisti costretti a fare la propaganda dei Talebani" nelle aree conquistate dagli insorti. L'Afghanistan, in cui si avvia a conclusione il ritiro delle forze della coalizione, vive un "momento molto, molto difficile". E questo è l'Afghanistan che ad Aki - Adnkronos International descrive Alidad Shiri, partito a dieci anni da solo dalla sua terra alla volta dell'Europa. Un viaggio lungo, difficile, durato più di quattro anni. Dal 2005 è in Italia, arrivato 16 anni fa "sotto a un camion", è fresco di laurea in Filosofia all'Università di Trento, ha tifato Italia agli Europei, ma racconta di mantenere sempre, come possibile, i contatti con chi è rimasto in Afghanistan. "Nella mia zona d'origine, Ghazni, i Talebani stanno avanzando - conferma - In varie province non c'è stata una guerra, i Talebani hanno conquistato le aree rapidamente".

Stime citate nei giorni scorsi dalla Bbc sostengono che gli insorti abbiano in mano più di un terzo dei circa 400 distretti di Paese. "Anche i cittadini stanno prendendo le armi - dice Alidad da Bolzano - il rischio è una guerra civile perché tutti hanno le armi". Ma il rischio è anche l'esistenza che si prospetta per gli sfollati fuggiti dalle zone teatro dell'avanzata degli insorti, per le donne perché - denuncia - "i Talebani azzerano tutti i diritti conquistati in questi anni, per non parlare della libertà di stampa". "I Talebani - incalza - vogliono tornare indietro al passato".

Alidad, che ha sempre ripetuto a gran voce il suo grazie all'Italia per l'accoglienza senza dimenticare il sogno di tornare un giorno nel suo Paese, parla di un "messaggio in dari attribuito ai Talebani nella provincia di Takhar" nel nordest del Paese, e "circolato in rete, che ha alimentato la paura tra le donne, con "giornaliste che mi contattano perché vogliono scappare" dall'Afghanistan "ma non ci riescono". E proprio nelle scorse ore è stato ucciso nel sud dell'Afghanistan Danish Siddiqui, fotografo indiano dell'agenzia Reuters, vittima degli scontri tra le forze di sicurezza e i Talebani nella provincia di Kandahar dopo l'avanzata degli insorti a Spin Boldak, al confine con l'Afghanistan.

"Un portavoce dei Talebani ha bollato come falsità quel messaggio - aggiunge Alidad, che ha contribuito all'antologia di racconti 'Anche Superman era un rifugiato' curata dall'Unhcr - ma in quel comunicato si dice che le ragazze non sposate con più di 15 anni, le donne nubili o le vedove con meno di 45 anni devono diventare mogli di un talebano".

Per il futuro dell'Afghanistan Alidad spera in "un accordo tra i Talebani e il governo, sotto l'egida delle Nazioni Unite" perché per ora "stanno perdendo solo i civili", ma lui stesso vede quell'accordo oggi "impossibile". Convinto che non fosse il momento giusto per il ritiro delle forze della coalizione, insiste sulla necessità che "la comunità internazionale metta sotto pressione i Talebani e - conclude - anche il governo afghano".

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