Afghanistan, Alidad rifugiato in Italia: "Mia cugina rischiava morte, ora è in aeroporto Kabul"

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"E' dentro l'aeroporto". La gioia dello scrittore afghano Alidad Shiri è incontenibile. "Piango dalla felicità". E' un "momento surreale". Ad Aki - Adnkronos International racconta che sua "cugina Saleha", a Kabul, è riuscita a passare "da sola, mostrando i documenti necessari, il checkpoint dei Talebani e il checkpoint degli americani, nel caos più totale", ed è riuscita a entrare nell'aeroporto della capitale afghana, quello scalo che da giorni è diventato sinonimo di salvezza per tanti afghani che non vedono altra scelta che lasciare, spesso a malincuore, il proprio Paese, di nuovo in mano ai Talebani. Alidad Shiri è afghano, hazara, vive in Italia dal 2005. E' scappato dal suo Paese, da solo, quando aveva solo dieci anni.

"La situazione si è sbloccata - dice con un filo di voce l'autore di 'Via dalla pazza guerra', che ha contribuito all'antologia di racconti 'Anche Superman era un rifugiato' curata dall'Unhcr - Poco fa è entrata in aeroporto, mi ha scritto che è riuscita a entrare. Dovrebbe venire in Italia". "Ho parlato con mia cugina", ripete senza sosta, quasi volesse così convincersi della 'svolta' nella storia che è iniziata con la "paura della morte". E' stata una "situazione molto difficile". E racconta di sua "cugina, da parte di madre, poco più che 20enne, che viveva a Kabul, giornalista, attivista, lavorava per il ministero degli Interni, si occupava delle donne, di diritti umani".

"Ha studiato giornalismo e psicologia tra l'Afghanistan e Istanbul, in Turchia", prosegue, anche se di lei "non ricorda nulla" perché lui era solo un bambino, originario di Ghazni, quando è fuggito dall'Afghanistan, un viaggio lungo e difficile durato più di quattro anni, fino all'arrivo in Italia attaccato sotto un camion. Adesso è fresco di laurea in Filosofia all'Università di Trento. "E stata lei a contattarmi, è riuscita a trovarmi con i social - continua - E io ho solo cercato di aiutarla".

La voce si abbassa ancora di più quando Alidad pensa al "rischio di attentati" a Kabul. Un attacco terroristico all'aeroporto di Kabul potrebbe avvenire "a ore", ha detto stamani il sottosegretario britannico alle Forze armate, James Heappey. Alidad riferisce i racconti della "folla pazzesca all'aeroporto", afghani "che aspettano da minimo 48 ore, ma anche da giorni" nella speranza di superare i checkpoint e di entrare in quello scalo, di persone "svenute, portate in ospedale" perché non hanno retto in quella situazione.

Alidad parla di un "lavoro molto difficile", ringrazia esplicitamente "l'europarlamentare Alessandra Moretti, che ha lavorato giorno e notte con me", e "l'amica Elisa Serafini". Senza dimenticare di ripetere sempre il suo grazie all'Italia e i tanti afghani che son "a rischio, giornalisti, attivisti".

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