Afghanistan, analista Usa: "Ok Minniti, ultime guerre hanno peccato originale"

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"Concordo con molte delle cose scritte da Minniti e credo che serva ricordare alcuni aspetti importanti per il tipo di cambiamento che propone", a partire dal fatto che c'è "un peccato originale" in tutte le guerre degli ultimi decenni, dall'Iraq alla Libia dalla Siria all'Afghanistan, ovvero il loro obiettivo era in realtà il 'regime change' e "gli interventi proposti come umanitari nascondevano spesso questioni ideologiche". E' quanto dichiara in un'intervista ad Aki-Adnkronos International l'analista politico americano, Andrew Spannaus, commentando il lungo intervento su Repubblica del presidente della Fondazione Med-Or, Marco Minniti.

"Non basta dire che dobbiamo fare meglio per costruire la sicurezza dopo il conflitto quando in realtà siamo andati a rompere fragili equilibri con obiettivi quasi impossibili da raggiungere", spiega l'autore di 'L'America post globale. Trump, il coronavirus e il futuro', secondo cui una cosa è evitare che l'Afghanistan diventi "un posto sicuro per i terroristi", un'altra sono "gli obiettivi dei neocon spesso condivisi dagli interventisti di sinistra".

Secondo Minniti, "gli Stati Uniti non possono ritirarsi dai doveri e dall'impegno della più grande potenza economica, militare, democratica del mondo". A questo proposito Spannaus evidenzia che "da qualche anno gli Stati Uniti hanno capito che devono cambiare il metodo del loro impegno: ritirarsi dall'Afghanistan, ridurre l'impronta militare nel Medio Oriente allargato non significa necessariamente isolarsi, ma perseguire l'impegno in un altro modo. Il modo seguito in questi decenni ha provocato troppi danni collaterali".

Nel suo intervento l'ex ministro dell'Interno evidenzia come la lezione afghana alluda "chiaramente alla necessità di un nuovo ordine mondiale. La parola chiave potrà essere 'coopetition'. Mutuata dall'economia tiene insieme le parole competizione e cooperazione". E' un tema "importante - prosegue l'analista americano - Tra Usa e Cina è in atto una sfida sulla sicurezza, ma serve il dialogo. L'economia mondiale è talmente integrata che non si può pensare a una separazione profonda - conclude - Si tratta di stabilire delle regole su cui collaborare".

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