Afghanistan, Bertolotti (Ispi): "Sud ed Est finiranno sotto controllo talebano"

·3 minuto per la lettura

In Afghanistan, dove al ritiro delle forze internazionali è seguita un'avanzata talebana, è in atto "la prima fase di una guerra civile". E il Paese finirà per essere "spaccato in due", con le "capitali provinciali che saranno le ultime a cadere", con "il sud e l'est che finiranno sotto controllo talebano" e il resto del territorio che "potrebbe continuare a rappresentare nominalmente lo stato afghano", anche se di fatto "diviso in feudi di potere non direttamente collegati e coordinati tra di loro". E' l'analisi di Claudio Bertolotti, ricercatore associato Ispi e direttore di Start InSight, secondo il quale questo sarebbe però "sufficiente per garantire", anche dal punto di vista formale, "il supporto della comunità internazionale", degli Stati Uniti per primi.

Nel frattempo, dice in un'intervista ad Aki - Adnkronos International, "sarebbe opportuno da parte degli Stati Uniti e della comunità internazionale denunciare l'ingerenza e la presenza in Afghanistan di elementi associati alle forze pakistane, riportando tutto entro i limiti del diritto internazionale". Perché, continua l'esperto ricordando le denunce del vice presidente afghano Amrullah Saleh, il Pakistan "ha dimostrato non solo di aver sostenuto per 20 anni i Talebani da un punto di vista logistico", ma "ha dato anche sostegno diretto con la presenza fisica di pakistani inviati a supporto dei Talebani".

Nel frattempo, dice Bertolotti, l'Afghanistan "è entrato nella prima fase della guerra civile" e "le capitali provinciali stanno tenendo, anche se non si sa per quanto saranno in grado di farlo". Lashkar Gah, principale città della turbolenta provincia meridionale di Helmand, "resiste - osserva - nonostante sia sotto assedio da parte dei Talebani da settimane". E oggi, dice, "si combatte casa per casa" dopo un' "avanzata dei Talebani che è stata repentina negli ultimi tre mesi, ma si è fermata nei sobborghi delle principali città dove la resistenza delle forze armate afghane, con il contributo delle forze speciali afghane addestrate dagli Stati Uniti, motivate, ben equipaggiate e ben stipendiate, ha creato una barriera". Di fatto, rileva, "le forze di sicurezza afghane stanno resistendo in modo sorprendente", con il contributo del supporto aero Usa.

La "guerra civile" di cui parla Bertolotti - che ricorda le varie missioni in terra afghana "tra il 2003 e il 2008 quando era a capo della sezione contro-intelligence e sicurezza della Nato" e di essere stato "uno dei 500 italiani che ha fatto parte dell'operazione Usa 'Enduring Freedom'" - è quella che vede da un lato "le forze di sicurezza afghane, che combattono, ma non sono in grado di tenere", e dall'altro lato "le milizie tribali, che fanno capo ai mujahiddin che hanno combattuto contro i sovietici, che hanno preso le armi". Armi, osserva, "date loro dal ministro afghano della Difesa, Bismillah Mohammadi", finito nel mirino dell'attacco di ieri a Kabul rivendicato dai Talebani. Il ministro, spiega, "è un po' l'anima di questa resistenza, che non è solo delle Forze armate, ma ormai di tutti gli afghani".

Nell'Afghanistan "spaccato in due", dopo 20 anni di operazioni delle forze internazionali, Bertolotti si sofferma sulla zona occidentale del Paese, quella di Herat, dove sono stati dispiegati i soldati italiani. Qui "i Talebani hanno conquistato più rapidamente rispetto al sud e all'est del Paese tutti distretti", ma "si sono fermati alla periferia" della città. "L'offensiva - dice - si è scontrata contro questa barriera fatta di soldati, forze speciali, milizie al comando di Ismail Khan", che "nell'immaginario collettivo non è più un soggetto negativo", bensì "è tornato a essere 'l'emiro di Herat', il 'leone di Herat'". E, afferma, "forse Herat ce la farà".

Il resto del Paese, conclude, "un quarto" dell'Afghanistan, "potrebbe rimanere in mano di un'ex Alleanza del Nord, che raccoglierebbe sia le milizie, sia quel che rimane del governo, delle forze governative, ma anche altri gruppi etno-politici che sono armati e che potrebbero mantenere in vita almeno formalmente lo stato afghano" che abbiamo conosciuto in questi 20 anni.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli