Afghanistan, console Claudi: “Siamo una squadra, qui fino alla fine”

·1 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 26 ago. (askanews) - "Primo: faccio il mio lavoro. E il nostro è un lavoro di gruppo: io sono un semplice funzionario di ambasciata, non un personaggio pubblico. C'è il mio ministero, c'è la Difesa, c'è l'intelligence. Io sono un piccolo ingranaggio del sistema. Non mi aspettavo tutto quel clamore dopo quella fotografia. Il nostro unico lavoro era andare su quel muro per portare assistenza ai cittadini afghani in stato di necessità. Ecco, se devo dire che c'è un significato in quella fotografia, è quello della squadra", dice Tommaso Claudi, console italiano all'aeroporto di Kabul parlando a Repubblica della foto che ha fatto il giro del mondo mentre mette in salvo un bambino afgano dalle mura dell'aeroporto.

"Non spetta a me fare valutazioni politiche - dice sul crollo del Paese - Io sono in Afghanistan dal 2019. Ho scelto di venire qui ed è una scelta che rifarei ogni giorno" ed è stato giusto non andare via, perché "!uesto è il mio posto: come ho detto sin dal principio, io resto qui fin quando ce ne sarà bisogno. Ma non di me. Ma del nostro Paese e, per la mia piccola parte, del mio lavoro".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli