Afghanistan, Ghani: "Via a mani vuote, tornerò per combattere"

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"Sono negli Emirati Arabi Uniti. Mi sto attualmente consultando per tornare in Afghanistan e combattere per la sovranità dell'Afghanistan. Tornerò presto". Lo ha detto l'ex presidente afghano Ashraf Ghani in un video messaggio, prima dichiarazione pubblica da quando domenica scorsa è fuggito da Kabul poi presa dai talebani.

Sono "senza fondamento" le accuse secondo cui avrebbe lasciato il Paese portando via con sé decine di milioni di dollari, ha detto Ghani, assicurando di aver lasciato il Paese "a mani vuote".

"Prima di lasciare il Paese, stavo lavorando con i Talebani per negoziati che fissassero le condizioni per una transizione pacifica dei poteri, per tenere Kabul al sicuro", ha sostenuto Ghani, ribadendo che il suo "impegno verso i miei concittadini e concittadine era di evitare un bagno di sangue ed assicurare la pace, la stabilità e lo sviluppo per l'Afghanistan, questo è il mio obiettivo generale".

"Non volevo che da Kabul iniziasse un bagno di sangue come in Siria o nello Yemen, così ho deciso di andare via, di lasciare Kabul. Se fossi rimasto presidente dell'Afghanistan - ha detto- la gente sarebbe stata impiccata e questo sarebbe stato un disastro terribile nella nostra storia. Non ho paura di una morte onorevole e disonorare l'Afghanistan non era accettabile per me, ma ho dovuto farlo. Sono andato via dall'Afghanistan per evitare un bagno di sangue e la distruzione".

"Quanto è successo 25 anni fa in Afghanistan sta per ripetersi. E' qualcosa che dovevamo evitare, uno sviluppo vergognoso", ha detto ancora Ghani. "Per me la dignità dell'Afghanistan era importante e doveva essere assicurata, per questo ho dovuto lasciare l'Afghanistan per evitare un bagno di sangue, per essere sicuro di evitare un grave disastro", ha ribadito.

"Quando parliamo della leadership dei talebani, è stato un fallimento da parte loro e da parte nostra che i negoziati non abbiano portato a nulla- ha proseguito -, il processo di pace dovrebbe portare alla fine della guerra".

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