Afghanistan, gli occhi della Cina sulle terre rare: un tesoro da trilioni di dollari

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Un tesoro nascosto del valore di trilioni di dollari sul quale ha messo gli occhi la Cina. Sono le terre rare dell'Afghanistan, un gruppo di 17 elementi chimici tra cui lo scandio, il gadolinio o il lantanio, le cui proprietà li rendono necessari per realizzare prodotti di alta tecnologia. Non solo si trovano in beni di largo consumo come smartphone e televisori, ma sono fondamentali anche per la 'green economy' in quanto essenziali per realizzare pannelli fotovoltaici e auto elettriche. La rivista 'The Diplomat' stima che l'Afghanistan abbia risorse minerarie per un valore compreso tra uno e tre trilioni di dollari.

L'attenzione degli analisti è concentrata in questi giorni sulle possibili conseguenze del crollo del governo Ghani sulle Borse mondiali sebbene finora la presa del potere dei Talebani in Afghanistan abbia scosso solo parzialmente i listini internazionali. Ben più forte è stato il colpo assestato all'Mvis Global Rare Earth-Strategic Metals, un indice che comprende le aziende impegnate in attività legate alla produzione e alla raffinazione di terre rare e di minerali strategici, che da venerdì scorso ha perso il 9%, mentre da inizio anno è salito del 60%. Un segnale evidente che quello delle terre rare è il primo settore che paga le ripercussioni del ritorno a Kabul degli studenti coranici.

In un'intervista alla Cnbc Shamaila Khan, responsabile del debito dei mercati emergenti presso AllianceBernstein, ha espresso il timore che la Cina possa sfruttare i suoi rapporti con i Talebani per mettere le mani su questo tesoro e ha auspicato un intervento della comunità internazionale con pressioni su Pechino.

"Ci dovrebbe essere un'iniziativa internazionale per garantire che se un paese accettasse di sfruttare i minerali (dell'Afghanistan, ndr) per conto dei Talebani, lo potrebbe fare solo rispettando rigorose condizioni in cui i diritti umani e delle donne siano preservati", ha dichiarato l'analista.

Pechino intanto ha già mosso i primi passi per stringere accordi con i nuovi padroni di Kabul, preparando il terreno con dichiarazioni 'morbide' in vista di possibili intese economiche. "I leader dei Talebani hanno inviato segnali positivi al mondo affermando che affronteranno i problemi della popolazione e risponderanno ai suoi desideri", ha dichiarato di recente il ministero degli Esteri cinese. Per il gigante asiatico sono "segnali nella giusta direzione" anche le promesse su un governo "inclusivo" e sullo stop alla produzione di oppio.

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