Afghanistan, Marrone (Iai): "Annuncio ritiro Usa ha creato un effetto palla di neve"

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L'accordo di pace americano negoziato direttamente con i talebani, scavalcando il legittimo governo afghano, e l'annuncio del ritiro completo delle truppe "hanno messo in moto una palla di neve che poi è diventata una valanga che ha travolto tutto". A dirlo all'Adnkronos è Alessandro Marrone, Responsabile del Programma Difesa dello Iai, secondo il quale gli Stati Uniti avrebbero potuto evitare l'attuale debacle continuando a mantenere una presenza militare limitata nel paese, come fanno in altre parti del mondo ritenute strategiche. Mentre invece gli afghani si sono sentiti abbandonati dal ritiro e molti hanno finito "per saltare sul carro del vincitore".

L'ex capo della Cia Leon Panetta ha detto oggi al Corriere della Sera che Islambad ha avuto un ruolo negli ultimi eventi afghani. Ma secondo Marrone non bisognare "sovrastimare" il ruolo del Pakistan negli ultimi mesi. "Perchè, Pakistan o non Pakistan, è un fatto che l'anno scorso gli Stati Uniti hanno negoziato direttamente con i talebani il ritiro delle forze americane. Quindi hanno dato il segnale agli afghani, a tutte le componenti della società, che riconoscevano i talebani come interlocutori, scavalcando il governo legittimo afghano. E, impegnandosi andarsene del tutto, costi quel che costi, hanno lasciato il campo libero".

"La rapidità e le modalità del crollo delle istituzioni afghane è una brutta responsabilità politica, ognuno dei vari attori dell'establishment americano - Pentagono, Cia, Casa Bianca - cerca di discolparsi agli occhi dell'opinione pubblica interna. Ma alla fine la responsabilità politica è sempre e comunque del presidente", ragiona Marrone, quando gli viene chiesto se vi stati errori di previsione dell'intelligence americana.

"Non so esattamente quanto gravi e quanto tempestivi siano stati gli avvertimenti da parte della Cia o del Pentagono rivolti a a Biden, ma sono convinto che, anche se fossero stati gravi e tempestivi, la Casa Bianca non avrebbe considerato l'ipotesi di ritardare il ritiro, non era in discussione". "Probabilmente - continua l'analista - era difficile prevedere questa rapidità dell'avanzata talebana, ma molti già prevedevano che nel giro di mesi o anni lo stato afghano sarebbe caduto se non adeguatamente sostenuto dall'esterno". E quindi la responsabilità non è tanto dell'intelligence, quanto della "decisione politica di ritirarsi, presa da Trump e seguita da Biden, in questo caso in totale sintonia".

Secondo Marrone, gli Stati Uniti avrebbero potuto anche scegliere di rimanere. "La situazione in Afghanistan - ricorda - è passata da una fase di combattimento da parte delle forze occidentali, con molti morti, durata fino al 2014. Nella fase successiva, durata ben sette anni, lo stato afghano ha sostanzialmente retto con solo fra i 12 e 15mila soldati Nato, fra i quali 6 e i 7mila soldati americani". "Fino a quattro mesi fa - sottolinea l'analista- i distretti controllati dai talebani si contavano sulle dita di una mano, non controllavano le province, né le grandi città".

"Quindi era possibile come alternativa una presenza militare modesta, come è stata per sette anni", afferma Marrone. Ci sarebbe stato "sicuramente un costo economico, ma avrebbe evitato che partisse quella palla di neve che è diventata una valanga, svolgendo, come era finora accaduto, una funzione di deterrenza". Quella deterrenza, ragiona ancora, "che ha fatto ritenere fino a poco fa alle forze afghane che valeva la pena di combattere i talebani perché in qualche modo avevano le spalle coperte. Una volta che questa è venuta meno, sono saltati sul carro del vincitore per non essere schiacciati".

Quella era la situazione che il presidente Barack Obama aveva lasciato al termine dei suoi due mandati. Naturalmente "è legittimo" decidere il ritiro, anche di fronte "ad un elettorato americano stanco di questa guerra". Ma gli Stati Uniti, nota Marrone, hanno mantenuto truppe in tanti posti del mondo, in Corea del sud, in Europa, perché lo ritengono d'interesse strategico.

"Dopo vent'anni, ritirarsi completamente - conclude Marrone - vuol dire farlo ai danni di quella popolazione, ampia e maggioritaria, che ha creduto ad una alternativa ai talebani. Quella popolazione che in piccola parte sta scappando e in gran parte rimarrà in Afghanistan".

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