Afghanistan: Nannini (Emergency), 'talebani non ci ostacolano, crisi economica morde'

·4 minuto per la lettura

All'arrivo all'aeroporto di Kabul la prima cosa che si vede sono "tantissimi bambini che chiedono l'elemosina, come mai in passato", un'immagine che ben rappresenta qual è la situazione dell'Afghanistan oggi, un Paese in preda a una "grandissima crisi economica" e che, sebbene veda un miglioramento delle condizioni di sicurezza, sconta sulla propria pelle 20 anni di violenze e di "politiche miopi" dell'Occidente. Emanuele Nannini, coordinatore del programma di Emergency in Afghanistan, conosce bene il Paese che secondo l'Onu vedrà il 97% della popolazione in povertà entro la metà del 2022, e in un'intervista ad Aki-Adnkronos International spiega la fase che sta attraversando a quasi cinque mesi dalla presa del potere dei Talebani e dal caotico ritiro delle forze occidentali da Kabul.

Nei tre ospedali - due dei quali dedicate alle vittime di guerra - e nelle 46 cliniche sparse in 11 province che gestisce Emergency, presente nel Paese dal '99, c'è "sicuramente una riduzione delle ammissioni" dovuta a una sostanziale diminuzione dei combattimenti, dichiara Nannini, evidenziando tuttavia che "la violenza resta una caratteristica abbastanza importante" ed è legata in particolare a tre fattori: le sacche di resistenza ai talebani presenti in particolare nella Valle del Panshir, le frizioni all'interno dello stesso movimento talebano e la crisi economica che morde e che "sta mettendo in ginocchio il Paese", con le persone che non arrivano a fine mese a causa di un'inflazione altissima.

Proprio su quest'ultimo fattore, "conseguenza anche del blocco dei fondi umanitari e del congelamento degli aiuti internazionali" che contribuivano fino a quasi l'80% del budget del precedente governo e che finanziavano ospedali, scuole, fabbriche e ministeri, si concentra l'attenzione del responsabile di Emergency nel Paese. "Nel nostro ospedale di Kabul si stanno ammettendo sempre più pazienti per ferite di armi da fuoco" conseguenza dell'aumento della criminalità, sottolinea Nannini, secondo cui l'Afghanistan oggi "non riesce a fornire servizi" anche a causa della "fuga di cervelli" scattata dopo l'arrivo al potere degli 'studenti coranici'.

Questo è un Paese che "non produce niente" e che paga le conseguenze di un' "occupazione militare che ha speso soldi per le armi ma non ha costruito una fabbrica", prosegue il responsabile di Emergency, rimarcando come sulla popolazione si stia rovesciando una "cascata di problemi" frutto non tanto del ritorno dei talebani quanto delle conseguenze di 20 anni di guerra e che sono ben visibili nel sistema sanitario, stretto tra l'aumento dei bisogni della popolazione e servizi estremamente ridotti.

Sulle conseguenze per Emergency del cambio di governo a Kabul, Nannini afferma che "i talebani sono stati abbastanza aperti con le organizzazioni serie come la nostra. Ci hanno permesso di continuare a fare il nostro lavoro e anche il personale femminile non ha avuto problemi a venire a lavorare, anche se magari alcune donne hanno avuto problemi nella sfera privata. I talebani - aggiunge - hanno disperato bisogno delle organizzazioni e non possiamo lamentarci. Certo ci sono schegge impazzite all'interno del movimento che in alcune occasioni possono fermare le ambulanze, ma anche prima si verificavano episodi di questo genere. Sono sempre persone armate che governano il Paese".

Nannini lancia quindi l'allarme sulle conseguenze del calo delle temperature sulla popolazione afghana che nell'immediato, con i prezzi del grano e del carburante aumentati di circa il 40% ed il cibo che rappresenta oltre l'80% della spesa media delle famiglie, ha bisogno di generi di prima necessità come "cibo, coperte e combustibili", ma a lungo termine occorrono "politiche di investimento, nella speranza che la situazione pacifica crei le condizioni perché il Paese non dipenda più dagli aiuti della comunità internazionale". E con gli ospedali "al collasso" in gran parte del Paese "molti afghani devono pagarsi le cure - insiste - noi non riusciamo a curare tutti".

Sulla foto shock della migrante afghana morta assiderata al confine tra Turchia e Iran, Nannini commenta che "di queste immagini se ne sono viste tante in questi anni, ma non ci si abitua mai. Per alcuni sono solo statistiche, noi purtroppo o per fortuna vediamo queste situazioni nei nostri ospedali, con protagonisti soprattutto donne e bambini - conclude - E' importante che queste immagini circolino e denunciare la guerra".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli