Afghanistan, risoluzione Onu: talebani controllano partenze da Kabul

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Una zona di 'passaggio sicuro' per chi vuole lasciare l'Afghanistan ma ai talebani resta il sostanziale controllo delle partenze. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che prevede la creazione di una zona di "passaggio sicuro" per coloro che intendono lasciare l'Afghanistan dall'aeroporto internazionale di Kabul, dopo il ritiro degli Stati Uniti dal Paese. Nella risoluzione, il Consiglio afferma di fare affidamento sui Talebani per garantire un passaggio sicuro agli afghani e ai cittadini stranieri che cercano di lasciare il Paese. La risoluzione è stata approvata con 13 voti a favore e due astenuti, tra cui la Cina. Nessuno si è opposto.

La risoluzione approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riunito in sessione straordinaria chiede ai Talebani di evitare che l'Afghanistan diventi un rifugio sicuro per i terroristi. E chiede loro di garantire che gli afgani possano lasciare il Paese attraverso un passaggio sicuro, facendo tutto il possibile per la riapertura in sicurezza dell'aeroporto di Kabul. In merito ai diritti umani, ne chiede il rispetto ed esorta a consentire l'ingresso nel Paese alle Nazioni Unite e alle organizzazioni non governative interessate ad aiutare la popolazione civile.

Non è invece stata accolta la proposta del presidente francese Emmanuel Macron, che aveva chiesto la creazione di "una zona sicura" a Kabul sotto il controllo delle Nazioni Unite per continuare sul posto "le operazioni umanitarie". Nell'astenersi, la Cina ha contestato le ''atrocità commesse dai membri della Nato in Afghanistan'', dove hanno ''ucciso in modo indiscriminato civili afghani'' e tentato di ''manipolare la visione delle Nazioni Unite'' sulla situazione afghana. L'ambasciatore cinese al Palazzo di Vetro ha quindi espresso ''dubbi'' sulla ''necessità e l'urgenza'' di adottare una risoluzione Onu. Anche la Russia ha deciso di astenersi dalla risoluzione proposta da Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti. Mosca e Pechino avevano chiesto un rinvio del voto sulla risoluzione, aggiungendo che non sono stati presi in considerazione gli emendamenti alla bozza proposti.

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