Afghanistan, ritiro Nato: il parere degli esperti

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La situazione in Afghanistan, il ritiro degli Usa, il ruolo della Nato. Gli esperti contattati dall'Adnkronos si soffermano su quanto sta accadendo nel Paese, mentre si avvicina la deadline del 31 agosto.

“Temo che per la Nato e per i Paesi occidentali quello dell’Afghanistan sia ormai un capitolo chiuso” afferma all'Adnkronos il generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare e della Difesa. “Un ruolo lo potranno avere alcuni singoli Paesi che avranno la voglia e lo stomaco per dialogare con i Talebani – sottolinea – ma per la Nato il discorso è chiuso. Anche perché ci saranno tantissime altre cose di cui occuparsi che riguardano la comunità internazionale. Penso per esempio ai rapporti diplomatici fra Marocco e Algeria, che fanno aprire scenari preoccupanti” conclude Camporini.

Per il generale Mario Buscemi, ex sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito ed ex consigliere militare del presidente del Consiglio, “difficilmente ormai si potrà recuperare la situazione in Afghanistan, il problema è che il ritiro Usa non è stato organizzato in maniera adeguata, la fuga dall’aeroporto doveva essere gestita prima del ripiegamento”. “Quanto sta accadendo è una tragedia perché dopo 20 anni una parte consistente degli afghani collaborava con gli occidentali, ora possiamo solo cercare di accogliere quelli che si può – aggiunge – Certo, da parte degli americani c’è stato un approccio molto semplicistico: il fatto che l’esercito afghano non avrebbe tenuto e non avrebbe avuto alcuna voglia di combattere lo si doveva sapere da prima”. “Gli Usa sono andati via dall’Afghanistan per loro volontà e quindi – conclude il generale Buscemi - avrebbero potuto pianificare meglio il ritiro”.

"La Nato ha perso credibilità da tanto tempo, questo ritiro dall'Afghanistan è un ulteriore esempio della necessità di una rifondazione. Trump l'ha definita obsoleta, Macron in morte cerebrale, sono termini grossolani ma rendono bene l'idea della condizione attuale dell'organizzazione" dice all'Adnkronos il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare. "E' stata una sconfitta ma non sono stati 20 anni buttati al vento. Checché ne dica il presidente Biden non eravamo lì solo per sconfiggere il terrorismo ma per un'opera di state building, già il nome della missione 'Resolute Support Mission' dice molto. In questo contesto è stato intrapreso un percorso di sollecitazione per la società afghana al fine di stimolare una crescita. Molto in questo senso è stato fatto, basta interrogare le Ong sui cambiamenti avvenuti nel settore scolastico e sanitario da ieri a oggi".

"E' stato un duro colpo all'immagine e alla credibilità dell'Alleanza perché il ritiro non è stato coordinato da una preventiva interlocuzione tra gli appartenenti alla Nato e tra coloro che per 20 anni si sono impegnati in Afghanistan - dice all'Adnkronos il generale Mauro Del Vecchio, comandante delle forze Nato in Afganistan nell'ambito dell'operazione Isaf dal 2005 al 2006 - A mio modo di vedere il coinvolgimento di tante nazioni avrebbe imposto un coordinamento preventivo delle decisioni, quelle avvenute negli accordi di Doha e nelle ultime determinazioni dell'amministrazione Biden. A questo punto si deve aprire una riflessione importante sul valore e i meccanismi dell'Alleanza". "Guardando il risultato non possiamo dare una risposta positiva", risponde il generale Del Vecchio alla domanda se abbiano avuto un senso questi 20 anni. "Per la mia esperienza, però, quando sono stato lì ho visto un fiorire di iniziative, di democratizzazione, una adesione della gente, che apprezzava quello che noi stavamo facendo. Vedere naufragare tutto questo sforzo non è una bella cosa, mi rattrista".

“Il ruolo di contrasto ai Talebani per la Nato è concluso, quello che ora si può fare è offrire un supporto dell’alleanza in quella che è l’esigenza primaria, coadiuvando l’esodo di afghani all’aeroporto” afferma il generale Carlo Cabigiosu, già comandante del Comando operativo di vertice interforze all’avvio delle operazioni in Afghanistan nel 2001. Quanto alla richiesta di premere per riuscire a posticipare l’ultimatum di fine mese per il trasferimento degli afghani dall’aeroporto, il generale sottolinea come questa possibilità dipenda dalla “forza di chi conduce la trattativa e in una trattativa si deve offrire sempre anche qualcosa in cambio”. Per Cabigiosu, dopo 20 anni in Afghanistan, “ci sono molti punti interrogativi e carenze, abbiamo sostenuto la formazione delle forze armate afghane nel presupposto che poi si sarebbero opposte al dilagare dei Talebani e invece così non è stato. Certo, le regole di ingaggio della Nato tenevano conto dei diritti umani, invece i Talebani combattono senza regole, la regola prima per loro è seminare terrore, ecco anche perché fra l’esercito afghano la motivazione era molto carente – sottolinea - Avevamo a che fare con soldati in maggioranza analfabeti, che non parlano inglese, e quindi tutto il dialogo che avremmo potuto instaurare per motivare i soldati afghani passava sempre attraverso gli interpreti”. Venti anni dell’Occidente in Afghanistan però non sono stati inutili, avverte il generale Cabigiosu. “Non siamo riusciti a creare una resistenza ai Talebani ma abbiamo gettato molti semi nella popolazione, in termini di vita diversa da quella proposta dal regime teocratico e crudele dei Talebani. Quello che abbiamo seminato lo si vede dalla tanta gente che ora vuole fuggire dall’Afghanistan” conclude.

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