Afghanistan: Scalfarotto, 'serve trattato internazionale per no uso politico religione'

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Roma, 17 ago. (Adnkronos) – "I talebani sono la manifestazione più evidente e odiosa dell’uso politico della religione, la lettera di un credo che si trasforma in legge viva e sommariamente applicabile a chiunque non si conformi. Quest’uso della religione è il primo nemico della religione, perché escludere o punire sulla base di un credo, colpisce nella maggior parte dei casi altri credenti. Chi brandisce la propria religione come arma politica, comincia attaccando spesso i propri correligionari. L’uso della religione in politica serve spesso a legittimare, con un uso strumentale della fede, il totalitarismo, il fanatismo, la violenza, il terrorismo". Lo scrive Ivan Scalfarotto di Iv su Fb.

"BPUR (www.bpur.org) è un’Organizzazione non governativa, a cui va il mio sostegno, impegnata nella promozione di un trattato internazionale per vietare l’uso politico della religione quando questo crei discriminazione religiosa, minacci le libertà o i diritti umani o quando imponga divieti di libertà religiosa. Ritengo che tra le molte cose che la tragedia afgana cui stiamo assistendo ci sta insegnando e imponendo di fare, ci sia anche l’impegno di tutte le persone di buona volontà, credenti e non credenti, e l’assunzione dell’obbligo giuridico da parte della comunità internazionale di far sì che in nessun luogo del mondo si possano perpetrare crimini contro l’umanità nel nome di una fede o di una sua interpretazione".

"Le pessime notizie che giungono da Kabul ribadiscono la necessità di dotarsi di regole comuni internazionali perché in futuro sia possibile parlare con una sola voce e affrontare questa ed altre minacce alla pace mondiale. Tali regole hanno anche lo scopo di indurre sia i Paesi vicini all'Afghanistan che le maggiori potenze mondiali a non perseguire programmi politici che siano fondati o assecondino prevaricazioni, discriminazioni e violazioni dei diritti umani fondamentali".

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