Afi presenta studio per valorizzare l'industria musicale italiana

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Come ogni settore produttivo, anche quello dell’industria musicale italiana crea valore non solo in termini sociali ma anche economici. Eppure, rispetto alle tre dorsali che compongono il più ampio settore della cultura – editoria, cinema e musica – quest’ultima risulta essere la più debole dal punto di vista dei dati statistici nazionali a supporto, fondamentali per comprenderne l’incidenza. Per questo motivo, Afi – Associazione Fonografici Italiani tramite del suo Presidente Cerruti - in collaborazione con Deloitte, il centro studi Assolombarda, le società Utopia e Gfk - ha dato vita alla prima analisi di impatto della produzione musicale in Italia.

L’anteprima del rapporto “La Musica che €onta”, che vanta tra l’altro il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, è stata illustrata stamani al Senato presso la sala “Caduti di Nassirya” alla presenza di: Lucia Borgonzoni, Sottosegretario alla Cultura; il Presidente di Afi Sergio Cerruti; Marco Vulpiani, partner Deloitte Italia; l’onorevole Federico Mollicone, presidente dell'Intergruppo Cultura Arte e Sport della Camera, con la speciale partecipazione di Albano Carrisi. L’evento si è aperto con un messaggio del presidente di Confindustria Cultura, Innocenzo Cipolletta, che ha ricordato come il settore dei beni culturali e la musica, in particolare, sia padre dei grandi processi innovativi e per questo necessita di un quadro giuridico e legislativo capace di garantirgli lo sviluppo che merita.

L’approccio metodologico con cui è stata realizzata l’analisi dà vita a una duplice dimensione - economica e sociale - dello studio: da un lato, grazie alla survey compiuta da Deloitte e distribuita agli operatori del settore (che per il 63% opera nel campo della registrazione sonora e dell’editoria musicale) viene evidenziato come le case discografiche italiane, rispetto al 2011, sono aumentate del 35% con un’evidente capillarità nel territorio e degli effetti positivi in termini di indotto economico, dall’altro - con il contributo imprescindibile di GfK - viene approfondito l’impatto sociale della musica nella vita degli italiani.

“La Musica che €onta nasce dal bisogno di identificare il valore economico della produzione musicale di interesse nazionale ed è un progetto per il futuro che vuole restituire al settore quella dignità e quella dimensione che troppo spesso gli è stata negata. La musica è un’industria che concorre al Pil, produce lavoro e in quanto tale merita di entrare a pieno titolo nell’agenda politica ed economica delle Istituzioni nazionali”, ha commentato Sergio Cerruti, presidente di Afi.

A dimostrare l’importanza che la musica riveste per il nostro Paese sono proprio i dati presentati dallo studio: circa l’88% degli italiani la ascolta regolarmente, privilegiando come strumento di diffusione la radio (56%) e lo streaming (30%). Alla musica non si rinuncia mai, durante il lockdown infatti il suo ascolto è sempre rimasto stabile con un calo del -2% tra settembre 2019 e settembre 2020. Questo è merito anche dei diversi mezzi di diffusione che oggi ci permettono di portare le nostre canzoni preferite ovunque, segno di un settore ad alto valore innovativo e tecnologico, capace di intercettare e promuovere i bisogni dei suoi utenti.

“Quello di oggi - ha poi concluso Cerruti - è stato solo il primo appuntamento di una futura serie di attività che hanno l’obiettivo di riportare il settore della musica al centro dell’agenda politica ed economica del Paese. Spero che questo studio ci traghetti verso una nuova coscienza, dove la musica non conta solo nei numeri - come è stato oggi ampiamente dimostrato - ma anche nei fatti. È giunto il momento di un cambio di percezione proprio da parte di chi ha il compito di incentivare, promuovere e migliorare il nostro settore ma che purtroppo nell’ultimo anno ha deciso deliberatamente di lasciarlo in panchina. A tale scopo, proprio perché sono convinto che la cultura non ammette ignoranza, oggi abbiamo voluto dimostrare perché la musica conta e quali sono i dati di riferimento per poter intercettare le esigenze ed elaborare norme coerenti con il settore, il periodo storico e il futuro che ci attende”.

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