Agcom “assolve” Barbara Palombelli per le parole sui femminicidi. Giomi: "Lettera troppo blanda"

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Palombelli (Photo: Palombelli)
Palombelli (Photo: Palombelli)

L’Agcom “assolve” Barbara Palombelli per le parole sui femminicidi pronunciate nel corso di una puntata di Forum dello scorso settembre. A darne notizia su facebook è Claudia Pratelli, assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro della Giunta Gualtieri a Roma.

“Qualche mese fa - scrive - ho presentato un esposto ad Agcom per delle parole di Barbara Palombelli sui femminicidi che reputai molto gravi. Palombelli sostenne durante una puntata di Forum che ”è lecito chiedersi se questi uomini siano completamente fuori di testa o siano stati in qualche modo esasperati dalle loro donne” per arrivare a ucciderle. La risposta di Agcom al mio esposto arriva proprio nella settimana del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. È però solo un apparente riconoscimento delle nostre ragioni: le affermazioni di Palombelli colpevolizzano la vittima e deresponsabilizzano l’autore delle violenze e si configurano come una violazione, ma Agcom giustifica tale violazione alla luce delle sopravvenute scuse della giornalista, che invece articolavano proprio i concetti espressi nella frase originaria oggetto della mia segnalazione”.

“Le parole hanno un peso, specie se a pronunciarle è chi con queste esercita una professione che incide sulla formazione dell’opinione pubblica - aggiunge -. E abbiamo tutti una responsabilità per bandire, dai media e dal discorso pubblico, l’odioso concetto del “te la sei cercata”. Abbiamo un enorme problema culturale: qualsiasi atteggiamento superficiale è complice e non va accettato. Oggi scendiamo in piazza e sfiliamo per le strade di Roma con questa determinazione, senza alcuna ambiguità”.

“Una lettera troppo blanda”. Anche la Commissaria Agcom, Elisa Giomi, in merito all’intervento dell’Autorità sulle parole di Barbara Palombelli sui femminicidi, pronunciate nel corso di una puntata di Forum dello scorso settembre. Una posizione espressa con il voto contrario alla scelta dell’Autorità di inviare una missiva che ‘assolve’ la conduttrice a seguito delle scuse pronunciate a Quarto Grado.

“La vicenda è stata oggetto di un dibattito molto intenso e la mia posizione è diversa da quella degli altri colleghi, anche se nella comunicazione di riscontro alle segnalazioni che è stata mandata da Agcom non lo si menziona - dice Giomi all’ANSA -. Io, infatti, ho votato contro la decisione del Consiglio di inviare a RTI una lettera, a mio parere, troppo blanda rispetto al rigore imposto sul tema dalle norme nazionali e internazionali: scrivere che le scuse sono sufficienti a ricondurre affermazioni violative di leggi e regolamenti entro i limiti della correttezza e del rispetto, significa riconoscere che le affermazioni quei limiti li hanno superati”.


“E proprio questo - sottolinea ancora - avremmo dovuto comunicare a RTI con chiarezza, perché il nostro compito è dare indicazioni non equivoche agli operatori dell’industria culturale. Inoltre le scuse avrebbero dovuto essere davvero tali, invece la conduttrice, se da un lato ha chiarito a più riprese che nulla giustifica il femminicidio, dall’altro ha ripetuto gli errori compiuti a Forum. Ha insistito sulla necessità che le donne, per non essere vittime di violenza letale, portino i loro aggressori a curarsi, non li esasperino e “rimedino con i loro comportamenti”. Ha così ribadito lo schema della deresponsabilizzazione dell’autore di femminicidio, attraverso una narrazione empatica nei suoi confronti e il falso mito che sia afflitto da una “patologia” da curare (laddove statistiche e sentenze passate in giudicato mostrano come ciò accada molto di rado). Ma soprattutto ha ribadito lo schema della rivittimizzazione, ovvero l’orientamento culturale del “se l’è cercata”, perché ha suggerito che spetti alla vittima prevenire la propria morte”.


“Quindi, a mio parere, Palombelli - aggiunge Giomi - più che riparare, ha violato di nuovo e sotto più profili il principio di “obiettività, completezza, lealtà e imparzialità dell’informazione” sancito dall’art. 3 del Tusmar: anche se in buona fede, ha fatto disinformazione sul femminicidio e sulle sue dinamiche, a danno della presa di consapevolezza da parte di quelle spettatrici che sono coinvolte in una relazione di abuso, cui fornisce indicazioni in netto contrasto con le buone pratiche per la fuoriuscita dalla violenza messe a punto da 50 anni di teoria e pratica sul campo dai centri antiviolenza e recepite dalla Convenzione di Istanbul”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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