Agcom chiede legge per libero accesso a big data, sono bene pubblico

ROMA (Reuters) - Per evitare il rischio-monopolio dei big data, l'Agcom chiede una legge che renda pubbliche le informazioni più rilevanti tra quelle raccolte dai grandi operatori del digitale come Facebook, Google e Apple.

La richiesta è contenuta nella relazione annuale sull'attività dell'autorità presentata stamani al Parlamento dal presidente, Angelo Marcello Cardani.

L'invito alla politica è di riflettere sulla possibilità di liberare dal controllo dei monopolisti una parte di questo materiale informativo.

"La terza direttrice chiama in causa il legislatore attorno ad un dilemma strategico: se l’immensa galassia Big Data debba restare tutta proprietaria, in nome del diritto dell’impresa e del segreto industriale; ovvero se esista una porzione più o meno rilevante di questi dati che possano essere resi trasparenti e liberamente accessibili sul presupposto della loro natura di bene pubblico", si legge nel testo di Cardani.

"Dobbiamo chiederci se e in che misura si tratta di accompagnare la regolazione che verrà verso forme tecniche di disciplina delle grandi piattaforme digitali e verso un approccio ex ante alla regolamentazione del dato", ha continuato il presidente uscente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

"Google, Apple, Facebook, Amazon si impongono come monopolisti, anche quando la loro posizione non corrisponde perfettamente al modello consueto di chi controlla un mercato".

I Big Data comportano un "salto di paradigma interpretativo della nostra realtà, a tutti i livelli. I dati e le ricerche sul campo ci dicono quali sono i rischi: un ecosistema governato da poche grandi multinazionali caratterizzate da un elevato grado di integrazione in tutte le fasi; elevate barriere all’entrata; tendenza al monopolio", avverte Cardani.

Per fare un esempio, il numero uno di Agcom spiega che sono "solo sei le App installate da più di 1 miliardo di utenti nel mondo e tre imprese detengono otto delle dieci app più scaricate (Facebook, Google e Apple)".

Questo potere di mercato, conclude Cardani, crea "crescenti e strutturali asimmetrie informative tra utenti ed operatori; concreti rischi di alterazione dell’ecosistema informativo planetario; allarmanti fenomeni di polarizzazione delle opinioni; crescente esposizione alle derive dell’odio (politico, razziale, religioso) e dell’abuso (stalking, cyberbullismo, omofobia".

(Alberto Sisto)


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