Agenti uccisi a Trieste, il fermato non risponde ai magistrati

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Trieste questa mattina si è svegliata con un sapore amaro, quello del pensiero rivolto ai due giovani agenti di Polizia morti ieri in uno scontro a fuoco con un presunto ladro. Con il passare delle ore stanno emergendo nuovi elementi nella vicenda mentre personalità del mondo politico e privati cittadini continuano a inviare messaggi e pensieri di cordoglio: “Grazie per le tante attestazioni di vicinanza e di solidarietà. Grazie” si legge sul sito della Questura di Trieste, che ha pubblicato l’immagine degli omaggi lasciati davanti al cancello dell’edificio.

Agenti uccisi a Trieste

I due fratelli coinvolti nell’attacco alla Questura sono stati fermati e bloccati. Il killer, rimasto ferito, è stato trasportato in ospedale dove è stato poi raggiunto dal magistrato di turno e dal procuratore. Stando a quanto comunica la Questura, l’indagato si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere e attorno alle 23 è stato dichiarato in stato di fermo. Gli inquirenti ritengono inoltre che sussista il pericolo di fuga di reiterazione del reato, motivo per il quale è stata chiesta la custodia cautelare in carcere, misura che il Gip dovrà convalidare a seguito dell’interrogatorio.

Agenti colpiti più volte

Dalla Questura emergono inoltre nuovi elementi. Sembra che Pierluigi Rotta sia stato raggiunto da due colpi di pistola al lato sinistro del petto e all’addome, mentre Matteo Demenego sarebbe stato raggiunto da tre pallottole: alla clavicola destra, al fianco sinistro e alla schiena. Stando alle prime ricostruzioni, il killer si trovava all’interno dell’edificio dopo essere stato fermato per furto e sarebbe riuscito a sottrarre la pistola a uno degli agenti di sorveglianza. Le fondine delle due vittime sono state sequestrate per verificarne l’integrità: da una prima analisi non risulterebbero danni e la funzionalità non sarebbe risultata compromessa. Un terzo agente è rimasto ferito e dovrà essere sottoposto ad un intervento alla mano: “È in buone condizioni. Sto andando da lui per parlargli – ha detto il questore -. La dinamica è abbastanza chiara. È avvenuta in uno spazio della Questura dove non c’erano altre persone se non le vittime e l’autore del fatto, che si è impossessato dell’arma e ha fatto fuoco. Azzardare ipotesi sarebbe poco serio e rispettoso“.

La madre di Meran, “Chiedo perdono”

“Mi dispiace tanto, non so come chiedere perdono a queste famiglie”, sono queste le prime parole di Betania, la madre di Meran. “Prego Dio che dia loro pace e che un giorno possano perdonare. Mi dispiace per quello che ha fatto mio figlio – ha sottolineato visibilmente commossa – cosa si può dire ad un padre che perde un figlio o a un figlio che perde il padre? Non c’e’nulla che si possa dire per confortare un dolore così”.